Addio, Fidel Castro

Fidel Castro nel 1959Nessun uomo è morto tante volte come Fidel Castro. Ogni tanto qualche suo detrattore ne dava l’annuncio e subito la notizia travolgeva la rete e si moltiplicava a valanga, come tutto ciò che lo riguardava. Stavolta invece El Comandante è morto per davvero. E che piaccia o no, con lui se ne va un pezzo di storia del ventesimo secolo.

Fidel Castro, 90 anni, non appariva in pubblico da diverso tempo, e nemmeno pubblicava più le sue abituali Riflessioni. Nelle ultime settimane le sue condizioni di salute erano peggiorate, tanto da richiedere l’ausilio di un respiratore artificiale, dicono alcune fonti.
Quell’uomo forte e appassionato, che ha fatto sognare intere generazioni, non c’era più da tanto tempo. Oggi il comunicato ufficiale: il freddo linguaggio dei necrologi, intriso dalla solita, obsoleta retorica di regime.

Cuba piange la perdita di un simbolo, il simbolo dell’idealismo rivoluzionario. Dall’altra parte dello stretto della Florida, la potente lobby anticastrista di Miami festeggia invece la fine di un uomo ritenuto l’incarnazione di un sistema politico oppressivo e autoritario.

Non si deve essere per forza comunisti per riconoscere i meriti di Fidel Castro. Un “dittatore illuminato”, lo aveva definito in una battuta il suo grande amico Gabriel Garcia Marquez.
Il padre della Révolucion, pur tra i tanti errori e le contraddizioni, è stato l’unico leader a costruire un’alternativa ai mercati e alla via della globalizzazione. Fidel ha creduto, e ci ha fatto credere, in una società che pensa a proteggere le fasce deboli e che forse non sarà abbastanza consumistica, ma almeno non muore di fame. Un mondo dove manca il superfluo ma in cui l’istruzione e l’assistenza sanitaria sono garantiti a tutti, anche in tempi di crisi mondiale.

Ognuno di noi, al di là delle proprie convinzioni politiche, potrà riflettere sull’eredità lasciata da quest’uomo vedendo, o rivedendo, scorrere sul video il ritratto di Fidel Castro che ha fatto David Attwood nel film “Fidel, la storia di un mito”.
Nella prima scena due turisti si fanno accompagnare da un giovane cubano a fare un giro per l’Avana a bordo di una Cadillac anni cinquanta. Il ragazzo racconta un aneddoto. Un giorno a Fidel regalano una tartaruga delle Galapagos, e il vecchio leader chiede: quanto vivono? Quattrocento anni. Questo è il guaio degli animali, risponde Fidel, tu ti ci affezioni e loro poi ti muoiono. I due turisti ridono alla battuta insieme al ragazzo, che però poi si gira e sussurra: lui non morirà.

Secondo noi a Cuba, nonostante tutto, saranno in molti a piangere la scomparsa di Fidel Castro.

Non c’è identificazione così profonda, così intima, fra un leader e la sua gente, fra la storia di un leader e la storia del suo paese. – Roberto Amaral

 

Articolo tratto da PaesiTropicali.com

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