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Nuovi voli diretti per il Kenya

Mal d’Africa? L’unica cura, si sa, è tornarci. Da oggi è più facile, grazie alla partnership tra Alitalia e Kenya Airways, uno dei principali vettori africani.
Dal 16 dicembre 2010, Roma Fiumicino è collegata a Nairobi da tre voli diretti settimanali, operati da Kenya Airways ma in code-sharing con la nostra compagnia di bandiera.
Si volerà il lunedi, giovedi e sabato, con comode partenze dall’Italia alle ore 10.25 e arrivo in Kenya alle 19.05; il volo di ritorno lascia Nairobi alle 00.55 e atterra a Fiumicino alle 6.30.
Gli orari dei voli internazionali sono stati programmati per consentire agevoli coincidenze con i collegamenti interni, in particolare quelli da Nairobi per Mombasa e da Roma per Milano Malpensa.
Le due compagnie hanno confermato il reciproco accesso ai relativi programmi “frequent flyer”,  quindi i possessori della Carta Mille Miglia Alitalia potranno spendere o accumulare miglia anche su questi voli.

Il Kenya è un paese straordinario, la quintessenza dell’Africa, ed è una delle destinazioni preferite dagli italiani, che la scelgono sia il safari sia per una vacanza di mare sulle lunghe spiagge bianche dell’oceano Indiano.
I voli diretti dall’Italia per Nairobi permettono di raggiungere più agevolmente i parchi e le riserve del Kenya centrale, gli altipiani e gli splendidi paesaggi della Rift Valley.
Il lago Naivasha, ad esempio, che si raggiunge in poco più di un’ora di macchina da Nairobi, tramite una comoda strada asfaltata; oppure il parco del lago Nakuru, che offre lo spettacolo dei fenicotteri rosa e una ricca fauna selvatica, rappresentata da rinoceronti, struzzi, gazzelle, babbuini, leoni e leopardi.
Un safari in entrambi questi parchi non presenta difficoltà, grazie alla rete di strade sterrate ma agevoli, ed è quindi adatto a tutti, anche alle famiglie con bambini.

Snorkeling sicuro a Sharm

Le autorità egiziane hanno annunciato la riapertura delle spiagge di Sharm.
Dopo una serie di attacchi di squali, che hanno causato la morte di una turista tedesca e il ferimento di altri quattro bagnanti, sono state messe in atto misure per garantire la sicurezza in mare.

La situazione sul Mar Rosso torna dunque alla normalità? Pare proprio di sì.
Gli hotel hanno aderito ad un vasta operazione di controllo della costa che consente ai turisti immersioni, snorkeling e nuoto al sicuro dagli squali; sono state istituite stazioni di osservazione presidiate da subacquei, mentre in superficie un drappello di barche veloci pattuglierà in continuo le acque.
I bagnanti dovranno però rimanere all’interno di aree designate, ha dichiarato alla stampa il governatore del South Sinai alla stampa, ricordando che vige il divieto assoluto di dare cibo agli squali.

Intanto un gruppo di esperti internazionali, arrivato nei giorni scorsi in Egitto, è all’opera per capire cosa abbia indotto questo inusuale e anomalo comportamento da parte degli squali.

Squalo uccide turista a Sharm: divieto di balneazione fino a nuovo ordine

La saga dello squalo nel paradiso delle vacanze sta ormai assumendo toni che ricordano i film di Spielberg. Ieri una turista tedesca è stata uccisa da uno squalo mentre nuotava davanti al suo hotel; è l’ultimo drammatico incidente di una serie di aggressioni che ha visto coinvolti nell’ultima settimana altri quattro bagnanti.

L’ente ufficiale egiziano che regola le immersioni e gli sport acquatici (CDWS) ha immediatamente ordinato il divieto di balneazione e la sospensione di qualsiasi attività in mare. Un divieto che era stato già imposto nei giorni scorsi; poi nella serata di giovedì scorso, dopo la cattura di due squali ritenuti responsabili degli attacchi, le autorità avevano dato nuovamente il via libera.

Sabato un gruppo di turisti era precipitosamente fuggito dall’acqua dopo aver visto avvicinarsi un grosso squalo, lungo tre metri, che nuotava in cerchio attorno agli snorkeler con fare aggressivo. Nonostante la barca d’appoggio fosse dall’altro lato del reef, il gruppo era riuscito miracolosamente a mettersi in salvo.

Ieri invece non è andata altrettanto bene ad una settantenne ospite del Hyatt Regency hotel. L’attacco è stato improvviso, non c’è stato il tempo di rendersi conto di quanto stava accadendo a pochi metri dalla riva: quando i bagnini sono arrivati a prestare soccorso, la turista era già gravemente ferita, lo squalo le aveva troncato di netto un braccio. La donna è morta pochi minuti dopo.

Cosa ha innescato questa inusuale ondata di attacchi? Secondo gli esperti l’intensa attività di pesca, legale e illegale, ha impoverito l’ambiente e rende questi predatori più aggressivi, spingendoli nelle zone dove è facile l’incontro con l’uomo. Sotto accusa anche la pratica di dare cibo ai pesci per attirarli e poi scattare fotografie; il fish feeding scatena una frenesia alimentare che potrebbe invogliare anche grossi predatori. E’ una pratica ufficialmente vietata nelle acque del Mar Rosso, ma poco rispettata da molti turisti e operatori del settore.

Gli squali catturati giovedì sono stati sezionati per esaminare il contenuto dello stomaco, ma i funzionari del Parco Nazionale del Sinai meridionale non hanno ancora comunicato i risultati dell’autopsia.

Un turista moscovita, che era stato testimone agli attacchi della settimana scorsa a Tiran, ha dichiarato sconsolato che passerà il resto della sua vacanza in spiaggia. Il mar Rosso, uno straordinario acquario di pesci esotici e coralli, perde così gran parte della sua attrattiva, proprio all’inizio del picco turistico invernale. Il panico ormai si è diffuso.

Per saperne di più sugli attacchi di squalo nel mondo leggi: Chi ha paura dello squalo?

Alla ricerca dei gorilla di montagna nel Virunga National Park

Dal massiccio del Rwenzori, attraverso le pianure di Rwindi e più a sud verso Nyiragongo, i rangers del parco dei Virunga sono lì ogni giorno, di pattuglia. Dopo i lunghi anni di una guerra che ha insanguinato la Repubblica Democratica del Congo, i problemi non sono tutti alle spalle ma questi uomini stanno riprendendo il controllo di molti tratti del Virunga National Park, persi durante l’occupazione militare. Il loro compito è, tra gli altri, proteggere i gorilla di montagna e il loro habitat.

Il gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) è il più grande primate vivente, un gigante da 1,8 metri d’altezza e 270 kg di peso. Tra tutti i gorilla è la specie più a rischio: nel mondo ne rimangono appena 720 individui, la metà dei quali vive in una piccola area geografica, al confine tra Repubblica Democratica del Congo, Rwanda e Uganda. Qui, nelle foreste dei monti Virunga, queste creature straordinarie, che condividono il 97% del nostro DNA, combattono ogni giorno una quotidiana lotta per la sopravvivenza.

Una delle minacce è il bracconaggio e il mercato nero: per ogni cucciolo catturato, un’intera famiglia di gorilla muore nel tentativo di proteggere il piccolo dai trafficanti d’animali. E’ la sola manifestazione di aggressività che si osserva in questa specie dall’indole tranquilla e pacifica, a dispetto delle tante leggende sulla sua ferocia.

Il commercio illegale degli animali mette a serio rischio la sopravvivenza dei gorilla, ma la specie è compromessa soprattutto dalla perdita dell’habitat. Il parco dei Virunga è una zona protetta dall’Unesco, ma la guerra che infuria dal 1994 nel Congo orientale ha vanificato ogni sforzo: centinaia di migliaia di profughi fuggiti dagli eccidi hanno trovato rifugio lungo i confini meridionali del parco e ora non hanno altra scelta che occupare l’habitat dei gorilla. La vicinanza alla specie umana aumenta il rischio di trasmissione di malattie, poiché i gorilla di montagna sono estremamente vulnerabili alle patologie che colpiscono l’uomo; con la differenza che la stessa malattia nell’uomo si cura, nel gorilla è fatale.

Il turismo è senz’altro uno dei pochi mezzi rimasti per proteggere questa specie; a patto naturalmente che sia un turismo responsabile e attento, consapevole della natura e della delicata biologia di questi animali, perché anche i turisti sono potenziali portatori di malattie. Ed è per questo che chi va ad osservare i gorilla nel loro ambiente naturale deve essere in buone condizioni di salute e tenersi ad una distanza minima di 7 metri dall’animale.

Proteggere e conservare il Virunga National Park è un’operazione difficile ma non impossibile, assicurano i rangers e i membri dello staff del Parco. Nonostante la povertà e il flagello della guerra quella gente è ancora lì e continua a fare il proprio lavoro con quel poco che ha.

Negli anni scorsi il Virunga aveva perso più della metà dei suoi grandi mammiferi, nonché vaste aree di foresta, in breve stava scomparendo insieme ai gorilla. Ora la sensazione, fanno sapere dal parco, è che il peggio sia passato e la prospettiva di un recupero diventa sempre più realistica. Questo grazie al costante sostegno da parte della gente comune che, attraverso le donazioni da tutto il mondo, contribuisce al duro lavoro del team del parco Virunga e al ripristino di un ambiente che possa garantire la sopravvivenza dei gorilla di montagna.

Come sostenere le attività del parco Virunga e aiutare i gorilla:
dai il tuo contributo;
acquista una maglietta o un gadget nel negozio on line del parco;
usa il tuo sito o Facebook per coinvolgere i tuoi amici.

Come visitare il Virunga National Park
L’ingresso al parco è consentito a non più di trenta turisti al giorno, divisi in gruppi composti al massimo da sei persone, accompagnate da una guida del parco.

L’escursione in foresta sulle tracce dei gorilla dura una giornata e una volta avvistata una famiglia si trascorre un’ora nell’osservazione degli animali, seguendo scrupolosamente le istruzioni della guida.

La visita costa 400$ e si prenota a Goma, presso l’ufficio dell’Institut Congolais pour la Conservation de la Nature (ICCN), oppure via e-mail . Il 30% del costo va alle comunità che vivono attorno al Virunga, il 20% è devoluto al parco per le operazioni di mantenimento e il restante 50% viene distribuito agli altri parchi e riserve naturali della Repubblica Democratica del Congo.

Notizia tratta da PaesiTropicali.com

Squali a Sharm: fermati i soliti sospetti

Il Ministro dell’Ambiente egiziano ha annunciato la cattura di due squali, sospettati di aver aggredito i bagnanti a Sharm. Dopo aver pattugliato a lungo le acque intorno ai luoghi dove si erano verificati gli attacchi, la task force inviata a soccorso dei turisti ha lanciato pezzi di fegato in mare e voilà, ha catturato trionfante due squali.
Si tratta degli autori delle aggressioni? Vedremo, gli squali sono stati portati al Ras Mohammed Conservation Center per essere dissezionati. Se dall’esame dovessero risultare resti umani, vorrà dire che i colpevoli sono stati assicurati alla giustizia.

Nel Mar Rosso vivono numerose specie di squali, ma gli attacchi agli esseri umani sono uno o due l’anno. I turisti che si concedono ogni anno una vacanza nei beach resort della costa egiziana sono invece tre milioni.
Più che una sfrenata caccia allo squalo, suggeriscono i diver egiziani, sarebbe opportuno, tanto per turisti quanto per gli squali, indagare sui possibili motivi che avrebbero spinto questi predatori del mare ad attaccare i bagnanti.
Tra le tante tesi c’è quella di una nave da trasporto che avrebbe gettato una pecora morta in mare. Secondo gli esperti ambientali, invece, i pescecani si sono diretti a riva spinti dalla pesca eccessiva o disorientati dal rumore delle barche. Ma gli attacchi all’uomo sono talmente rari che stabilirne con certezza i motivi è praticamente impossibile.

Gli squali che da giorni terrorizzano i turisti sarebbero stati indentificati da alcuni testimoni: uno di essi è il whitetip shark, ovvero lo squalo longimano, conosciuto anche come pinna bianco oceanico. E’ una specie pelagica, aggressiva ma lenta, che normalmente non attacca subacquei, surfer o bagnanti; è invece ritenuto uno dei maggiori responsabili degli attacchi in pieno oceano ai sopravvissuti a disastri aerei o navali. Sottoposto a caccia intensiva a causa delle sue pinne, tanto ricercate nella cucina asiatica, lo squalo longimano è stato inserito nelle lista delle specie a rischio di estinzione.

Dopo essere stati sezionati, gli squali catturati saranno esposti nel centro visitatori della Ras Mohamed Natural Reserve, a futura memoria. Quanto al divieto di balneazione, ieri era ancora chiuso un ampio tratto della costa di Sharm, ma dopo la cattura del secondo squalo è probabile che si possa tornare a fare il bagno già nelle prossime ore.

Per saperne di più sugli attacchi di squalo nel mondo leggi: Chi ha paura dello squalo?

Squalo attacca a Sharm: temporaneamente vietata la balneazione

Sulle spiagge di Sharm un avviso del genere non si era mai visto: temporaneamente vietata la balneazione, causa squalo.
Le autorità egiziane sono impegnate nella ricerca dell’esemplare, probabilmente uno squalo longimano, che ha attaccato e gravemente mutilato tre turisti russi.
Il primo attacco, che ha visto coinvolti una coppia di bagnanti si è verificato martedì, nella zona del parco marino di Ras Nasrani; ieri mattina la seconda aggressione, forse da parte dello stesso squalo, avventatosi contro una donna che faceva snorkeling di fronte alla spiaggia del Domina Coral Bay di Sharm el Sheik. La donna è stata ricoverata in un ospedale del Cairo con entrambe le braccia lacerate.

Dopo questo ulteriore incidente le autorità hanno imposto il divieto di balneazione e sospeso la maggior parte delle attività subacquee. Una squadra del South Sinai National Park sta battendo le acque costiere a caccia dello squalo che, se verrà catturato, sarà rilasciato nel golfo di Suez, lontano dai bagnanti, assicura la guardia costiera.

Lo squalo longimano (o squalo oceanico pinna bianca) è considerata una specie pericolosa, ma è raro che si avvicini alla costa o al reef. Secondo gli esperti di Shark Trust questi attacchi sono inspiegabili: qualcosa deve averlo attirato, forse l’attività di alcuni pescatori che si trovavano in zona.

Per saperne di più sugli attacchi di squalo nel mondo leggi: Chi ha paura dello squalo

Appuntamento in dicembre con il Sofitel So Mauritius

A Bel Ombre, sulla costa sud di Mauritius, in una ex-piantagione di canna da zucchero affacciata sul mare, siamo agli ultimi ritocchi: il Sofitel So Mauritius, un eco-chic resort a cinque stelle del gruppo Accor, aprirà le porte ai suoi primi clienti il 15 dicembre.

Il complesso, costato 50 milioni di euro, dispone di 92 suite, ognuna delle quali dotata di piscina e giardino privato, di fronte a una bella spiaggia di sabbia bianca.

L”atmosfera che si respira è rilassante, elegante, sofisticata. Si è fatto volutamente a meno della reception: all’arrivo si viene accompagnati direttamente nelle stanze in piccole vetture con autista. Ogni alloggio, immerso in un ambiente idilliaco tra gli alberi di takamaka e casuarine, è progettato come un pied à terre, proprio per garantire agli ospiti la massima intimità.

Banditi gli sport nautici a motore, per non disturbare le ore di relax e salvaguardare la vita sottomarina dal degrado.

Il Sofitel So Mauritius vanta un centro termale di primissimo livello, con prodotti bio per la cura del corpo, un centro fitness e due ristoranti. Quello principale è protetto da un tetto di paglia di 17 metri di altezza, il più grande mai costruito a Mauritius. Il secondo ristorante, quello à la carte, è situato direttamente sulla spiaggia e propone le creazioni gastronomiche del gran chef Frédéric Anton, incoronato dalle tre stelle Michelin.

Con l’architettura firmata Lek Bunnag e la direzione artistica affidata al celebre stilista franco-giapponese Kenzo Takada, che ha disegnato persino le uniformi del personale, nessun dettaglio è stato lasciato al caso. Un resort di lusso, il Sofitel So Mauritius, il secondo della catena Accor che si aggiunge all’Imperial Sofitel a Flic en Flac, posizionandosi tra i più raffinati ed esclusivi hotel dell’isola di Mauritius.

Sultani per una notte a Marrakech

E’ una delle ultime tendenze: visitare Marrakech e dormire nei riad, i fiabeschi palazzi storici della Medina trasformati in hotel di charme.

Tra le mura fortificate della Città Rossa, nei vicoli dove un decennio fa c’era il fango e oggi c’è il pavé, i ricchi portoni di legno d’ebano nascondono dimore da califfo, sviluppate intorno a giardini lussureggianti. Nelle suite dei riad, quasi mai più di una decina, lo charme marocchino degli arredi antichi si fonde con elementi di design moderno e di gusto contemporaneo. La colazione si fa in terrazza, con la vista sulle montagne dell’Atlante, per un tuffo c’è un’invitante piscina circondata dalle colonne del patio, mentre l’hammam  privato regala impagabili momenti di relax.

Marrakech è una delle quattro città imperiali del Marocco ed è anche la più turistica. Gli stranieri, soprattutto francesi, l’hanno eletta a residenza, qualcuno ci si trasferisce in pensione, ma la maggior parte ha comprato terreni e palazzi a prezzi competitivi, avviando business di successo. Così, in barba alla crisi economica globale, Marrakech sta diventando una nuova Saint-Tropez e  incanta il mondo.

L’attuale sovrano, il re Mohammed VI, salito al trono a 35 anni, è un uomo moderno e aperto, che ha traghettato il paese verso una cultura e un futuro cosmopolita: negli ultimi anni sono nati un nuovo aeroporto, una stazione lucida e scintillante, un’autostrada che porta fino a Casablanca e i cinque stelle si moltiplicano.
Scordatevi i grandi affari; i negozietti tradizionali affiancano veri e propri atélier, dove piatti, specchi, tappeti, abiti di seta e pashmine si pagano a prezzi da boutique milanese.

Marrakech è diventata un crocevia internazionale,  senza tuttavia perdere la sua anima tradizionale. Nelle vie del suk gli artigiani cuciono caftani, battono il ferro, conciano le pelli e tingono le matasse di lana. L’odore delle spezie penetra le narici,  insieme all’aroma degli oli essenziali di rosa e gelsomino, mentre la voce del muezzin, che si leva dall’alto della moschea Kutubiya, invita i fedeli alla preghiera quotidiana.

La piazza del mercato della Medina, la mitica Jemaa el-Fna è sempre quel calderone umano che affascina i turisti: di giorno è occupata da decine di banchi che vendono di tutto, dalle spremute d’arancia fresca, ai datteri, erbe fresche e spezie, vestiti, denti usati e tante cianfrusaglie. 
Come nella famosa scena de “L’uomo che sapeva troppo” di Hitchcock,  ci sono gli incantatori di serpenti, i danzatori, i giocolieri, gli addestratori d’animali, le disegnatrici di tatuaggi, i venditori d’acqua in costume berbero, con le tradizionali tazze d’ottone che pescano nelle borse di cuoio portate in spalla.

Troppo turistica e affollata? Forse, ma è un pur sempre un palcoscenico di vita quotidiana, che esprime il meglio del proprio fascino al tramonto, quando la luce colora di rosso ocra le mura della città e i turisti si godono lo spettacolo dall’alto, sorseggiando un tè alla menta sulla terrazza del Café Glacier.
Intanto la piazza si trasforma per la notte, la musica comincia a diffondersi, insieme all’odore del cibo cucinato sulle griglie degli ambulanti: spiedini di carne trita (kefta), pesce verdure fritte,  teste e interiora d’agnello alla brace, lumache al vapore, zuppe, tutto venduto per pochi dirham.

Per i palati più raffinati e per chi diffida delle ghiottonerie locali, è l’ora di recarsi in uno dei templi dell’arte culinaria franco marocchina: cous cous e tajine rivisitati, ma anche cucina fusion di altissimo livello, accompagnata da musica dal vivo in location mozzafiato.
Al Dar Rhizlane si cena in un giardino profumato di rose e di lavanda, con vista sull’Atlante: nel menù, carré d’agnello con pere caramellate e carote alla vaniglia (prezzo medio 50€). Scegliendo Al Fassia, sempre di livello ma più tradizionale e perciò frequentato anche dai locali, le specialità proposte sono tajina alla berbera e spalla d’agnello alle mandorle (prezzo medio 30€).
La notte si anima nei Club con le ballerine del ventre oppure nei locali più moderni: simbolo della nuova vita notturna di Marrakech è il Pacha, la più grande discoteca dell’Africa, gemella del famoso locale di Ibiza.

Per dormire in città si può scegliere un albergo elegante oppure un riad di charme. Il Dar Darma, vicino al Museo di Marrakech e alla scuola coranica di Ben Youssef,  è forse uno dei più sontuosi (prezzi a partire da 200€ a notte). Al top del lusso rimane incontrastato La Mamounia,  riaperto dopo tre anni di restauri che hanno riportato i salotti anni Venti della favolosa ’oasi nel deserto’ allo splendore che l’ha resa famosa in tutto il mondo. Ma non mancano resort per famiglie e le proposte più economiche.

Marrakesh è a sole tre ore di volo dall’Italia e le compagnie low cost, EasyJet da Milano e Ryanair da Milano e Pisa (e da novembre anche da Roma Ciampino), operano voli diretti a prezzi molto vantaggiosi  (a partire da 19,99€ a tratta). La primavera e l’autunno sono le stagioni ideali.

La Reunion Patrimonio dell’UNESCO: il rovescio della medaglia

L’isola di  Réunion ha di che essere orgogliosa: il quaranta per cento del suo territorio, e precisamente l’area che copre due massicci vulcanici e tre imponenti caldere, è stata recentemente dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Nella documentazione presentata dalle autorità dell’isola al Comitato delle Nazioni Unite, il Parco Nazionale di Réunion è descritto come “un libro aperto sulla storia della Terra e della vita”. Ma cosa si nasconde in questo mosaico di ecosistemi, conosciuto come il paradiso dei camminatori da tutti i cultori del trekking e della vita all’aria aperta?

L’isola di Réunion è un dipartimento francese d’oltremare, situato in pieno oceano indiano, pochi gradi a nord del tropico del Capricorno. Un centinaio di chilometri a nord ovest c’è Mauritius, isola ben più nota e frequentata da turisti di mezzo mondo.

La natura aspra e vulcanica di Réunion, dominata dal Piton des Neiges, la vetta più alta dell’Oceano Indiano, la rende forse meno attraente agli occhi di chi va ai tropici solo per le palme e le spiagge bianche. Eppure l’entroterra di quest’isola è un magnifico esempio di storia naturale; le tre caldere (chiamate Cirques), formatesi milioni di anni fa dal crollo del vulcano ormai estinto, sono anfiteatri naturali dove si ha l’impressione di vedere il mondo come doveva essere il giorno della sua nascita. I sentieri sono tutti ben segnalati ed è praticamente impossibile perdersi, a meno di non volerlo veramente, il che è quasi allettante.

Un possibile itinerario comincia da Pierrefonds, dove c’è un piccolo aeroporto; a qualche chilometro dal terminal la strada tortuosa che conduce verso il Cirque di Cilaos offre paesaggi usciti da un altro Cascate sul fiume Langevin | © Mariongib | Dreamstime.commondo, vecchio e inviolato: pareti rocciose ripide, cime scoscese, fiumi, cascate grandiose e foreste.

Arrivati nella cittadina di Cilaos, a 1200 metri di quota, ci si ritrova come catapultati in una sorta di ibrido tra una stazione sciistica francese e un villaggio creolo. Qui si può dormire in piccoli alberghi oppure in ostelli economici (a partire da 12 euro a notte), per proseguire il giorno dopo, alla scoperta del Cirque di Mafate.

Da Cilaos si prende il bus 62 e si scende alla fermata Marla, dove comincia il sentiero: la camminata, che richiede almeno tre ore e un buon paio di gambe, porta a 2000 metri di quota prima di ridiscendere verso Marla, nella caldera di Mafate. Ma il gioco vale la candela.

Si passa attraverso un sottobosco di un verde brillante, coperto di felci, licheni, muschi e fiori di campo, accompagnati dal canto degli uccelli, che s’interrompe soltanto dal rumore delle pale di un elicottero; il Mafate si raggiunge infatti solo a piedi o in elicottero, ed è con questo mezzo che i pochi residenti si spostano e trasportano il necessario per vivere in questo posto che, nel senso stretto del termine, è un luogo fuori dal mondo. E che richiede duri sacrifici per chi ha deciso di rimanere fedele alla propria terra.

Agli abitanti di questa regione, i burocrati dell’UNESCO non hanno regalato niente, caso mai hanno tolto loro qualcosa. La Réunion ha sempre puntato sul rispetto dell’ambiente e delle comunità locali e sull’ecoturismo. In particolare, la filosofia della gente dei Cirques è: “per vivere bene, viviamo nascosti”.

Secondo alcune stime, lo status di Patrimonio Mondiale dell’Umanità si tradurrà in un aumento del 30 per cento del numero di turisti attesi sull’isola. La gente si chiede come quei pochi alloggi, che durante l’alta stagione sono quasi sempre al completo, arriveranno ad accogliere così tante persone  in più. Sembra un paradosso, ma alla Réunion sono in molti ad aver accolto l’annuncio dell’UNESCO con una buona dose di cautela e di sospetto. Come dargli torto?

Per saperne di più sull’isola di Reunion: PaesiTropicali.com

Mar Rosso: un incanto sotto il pelo dell’acqua

Infiniti chilometri di spiaggia e fondali strepitosi, con un reef semi sommerso popolato da migliaia di creature marine, ideale per le immersioni e perfetto per fare snorkeling. E poi il Mar Rosso ad agosto costa molto meno della Sardegna.

Nei mesi estivi la temperatura dell’acqua è da sogno, sui 29 gradi; quella dell’aria lo è un po’ meno, visto che durante il giorno può
i 35 gradi. Ma si tratta di un caldo secco, più facile da sopportare rispetto all’afa che sta attanagliando l’Italia.
A gorgonia (sea fan) in the middle of a reef column. | © Michał Machalski | Dreamstime.com
Le destinazioni del Mar Rosso sono molto richieste, durante tutto l’anno. Ma in agosto le temperature elevate dissuadono molti turisti; ed è per questo che, proprio nel mese clou delle vacanze, è possibile trovare diverse offerte a prezzi stracciati.

Se pensate ad una vacanza di solo mare e relax,  è il momento giusto per andare; di giorno la costa è piacevolmente ventilata dalle brezze e di sera le temperature scendono, per l’escursione termica tipica delle zone desertiche.

Marsa Alam, sulla costa meridionale, verso il confine con il Sudan, si è aperta al turismo più tardi rispetto ai più famosi vacanzifici del Mar Rosso, Sharm el Sheikh e Hurgada,  e per questo è relativamente meno affollata. Con l’apertura di un aeroporto internazionale, le nuove strutture e i grandi complessi alberghieri si sono moltiplicati negli ultimi anni e la zona sta velocemente recuperando il ritardo ma è ancora in grado di offrire le tariffe più convenienti.

Il reef è a pochi metri dalla spiaggia, perfetto per chi voglia esplorarlo con maschera e boccaglio senza doversi per forza spostare in barca. Un’escursione al Samadai reef, a circa 5 chilometri da Marsa Alam, vale tuttavia la pena di farla, se avete voglia di fare una nuotata con i delfini. Da quando è stato avviato un programma di conservazione marina, l’accesso ai turisti è limitato alla parte esterna del reef, a forma di mezzaluna, ma l’avvistamento dei delfini Stenella che vivono numerosi in queste acque è comunque garantito.

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