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La Reunion Patrimonio dell’UNESCO: il rovescio della medaglia

L’isola di  Réunion ha di che essere orgogliosa: il quaranta per cento del suo territorio, e precisamente l’area che copre due massicci vulcanici e tre imponenti caldere, è stata recentemente dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Nella documentazione presentata dalle autorità dell’isola al Comitato delle Nazioni Unite, il Parco Nazionale di Réunion è descritto come “un libro aperto sulla storia della Terra e della vita”. Ma cosa si nasconde in questo mosaico di ecosistemi, conosciuto come il paradiso dei camminatori da tutti i cultori del trekking e della vita all’aria aperta?

L’isola di Réunion è un dipartimento francese d’oltremare, situato in pieno oceano indiano, pochi gradi a nord del tropico del Capricorno. Un centinaio di chilometri a nord ovest c’è Mauritius, isola ben più nota e frequentata da turisti di mezzo mondo.

La natura aspra e vulcanica di Réunion, dominata dal Piton des Neiges, la vetta più alta dell’Oceano Indiano, la rende forse meno attraente agli occhi di chi va ai tropici solo per le palme e le spiagge bianche. Eppure l’entroterra di quest’isola è un magnifico esempio di storia naturale; le tre caldere (chiamate Cirques), formatesi milioni di anni fa dal crollo del vulcano ormai estinto, sono anfiteatri naturali dove si ha l’impressione di vedere il mondo come doveva essere il giorno della sua nascita. I sentieri sono tutti ben segnalati ed è praticamente impossibile perdersi, a meno di non volerlo veramente, il che è quasi allettante.

Un possibile itinerario comincia da Pierrefonds, dove c’è un piccolo aeroporto; a qualche chilometro dal terminal la strada tortuosa che conduce verso il Cirque di Cilaos offre paesaggi usciti da un altro Cascate sul fiume Langevin | © Mariongib | Dreamstime.commondo, vecchio e inviolato: pareti rocciose ripide, cime scoscese, fiumi, cascate grandiose e foreste.

Arrivati nella cittadina di Cilaos, a 1200 metri di quota, ci si ritrova come catapultati in una sorta di ibrido tra una stazione sciistica francese e un villaggio creolo. Qui si può dormire in piccoli alberghi oppure in ostelli economici (a partire da 12 euro a notte), per proseguire il giorno dopo, alla scoperta del Cirque di Mafate.

Da Cilaos si prende il bus 62 e si scende alla fermata Marla, dove comincia il sentiero: la camminata, che richiede almeno tre ore e un buon paio di gambe, porta a 2000 metri di quota prima di ridiscendere verso Marla, nella caldera di Mafate. Ma il gioco vale la candela.

Si passa attraverso un sottobosco di un verde brillante, coperto di felci, licheni, muschi e fiori di campo, accompagnati dal canto degli uccelli, che s’interrompe soltanto dal rumore delle pale di un elicottero; il Mafate si raggiunge infatti solo a piedi o in elicottero, ed è con questo mezzo che i pochi residenti si spostano e trasportano il necessario per vivere in questo posto che, nel senso stretto del termine, è un luogo fuori dal mondo. E che richiede duri sacrifici per chi ha deciso di rimanere fedele alla propria terra.

Agli abitanti di questa regione, i burocrati dell’UNESCO non hanno regalato niente, caso mai hanno tolto loro qualcosa. La Réunion ha sempre puntato sul rispetto dell’ambiente e delle comunità locali e sull’ecoturismo. In particolare, la filosofia della gente dei Cirques è: “per vivere bene, viviamo nascosti”.

Secondo alcune stime, lo status di Patrimonio Mondiale dell’Umanità si tradurrà in un aumento del 30 per cento del numero di turisti attesi sull’isola. La gente si chiede come quei pochi alloggi, che durante l’alta stagione sono quasi sempre al completo, arriveranno ad accogliere così tante persone  in più. Sembra un paradosso, ma alla Réunion sono in molti ad aver accolto l’annuncio dell’UNESCO con una buona dose di cautela e di sospetto. Come dargli torto?

Per saperne di più sull’isola di Reunion: PaesiTropicali.com