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Undicimila euro ai passeggeri della Concordia

Costa offre 11.000 euro di indennizzo forfettario, che si sommano ai 3.000 euro di rimborso per la quota pagata all’acquisto della crociera; 14mila euro dunque per coprire le perdite dirette e indirette subite dai passeggeri, bambini compresi, che quella dannata notte viaggiavano a bordo della Concordia.
Un accordo erga omnes, come l’hanno definito, che “non fa distinzioni ne’ di ceto ne’ dei Paesi di provenienza dei passeggeri, ma vale in tutto il mondo”. E ci mancherebbe altro, verrebbe da dire.

Si tratta di una elemosina che i passeggeri della nave non devono assolutamente accettare” ha dichiarato Carlo Rienzi, presidente del Codacons, contestando apertamente l’accordo raggiunto da Costa con l’Adoc e altre associazioni dei consumatori.
Il risarcimento di 11.000 euro + 3.000 sarà liquidato immediatamente, entro 7 giorni dall’accettazione della proposta, ed è destinato a tutti i passeggeri che non hanno subito danni fisici.
Per gli altri, i conti devono ancora essere fatti: sarà necessario infatti, fanno sapere dalla compagnia, valutare singolarmente la gravità dei danni subiti. Al Codacons questa distinzione non piace: anche chi non ha riportato ferite o lesioni fisiche ha subito comunque danni psicologici che potrebbero trascinarsi per il resto della vita. E invita quindi i naufragi del Giglio a non firmare la proposta e aderire alla class action già avviata dall’associazione. Secondo il Codacons il risarcimento dovrebbe essere di almeno 125.000 euro a passeggero.
Non si parla ancora di risarcimento per le famiglie delle vittime, la questione più spinosa da affrontare.

Parla l’amministratore delegato Costa: errore umano

Impossibile negare l’errore umano, abbiamo il dovere di riconoscere i fatti. Le accuse delle autorità giudiziarie, benché gravissime, non possono non essere condivise. Questo è quanto dichiara Pierluigi Foschi, amministratore delegato di Costa Crociere.
Il comandante Schettino non sarà abbandonato a se stesso e riceverà tutta l’assistenza legale necessaria, precisa il numero uno di Costa; ma dalle sue parole si percepisce che è un atto dovuto.

Foschi ci tiene a ricordare la provata idoneità al comando di Schettino, che lavora con il gruppo Costa dal 2006; tuttavia, ammette, anche le procedure adottate a seguito dell’urto contro lo scoglio non hanno rispettato totalmente le rigide disposizioni previste durante l’addestramento dato ai nostri comandanti.

Si difende come può il colosso crocieristico, che ha già perso più del 20% del suo titolo in borsa.
Costa opera nel pieno rispetto delle disposizioni di legge previste in materia di sicurezza ed ha adottato un protocollo di etica e responsabilità che va oltre le verifiche periodiche da parte della capitaneria di porto italiana e dal Registro Italiano Navale (RINA) l’istituto che valuta l’affidabilità e sicurezza delle navi.

Da tutti i controlli non è emersa alcuna osservazione; in particolare la Concordia aveva rinnovato il certificato di sicurezza nel novembre 2011, quando Schettino era già al comando.
Le esercitazioni di abbandono nave vengono regolarmente effettuate, prosegue il rappresentante di Costa, smentendo nel modo più assoluto che sulla nave non ci fosse un numero sufficiente di giubbotti salvataggio o che la Concordia non fosse equipaggiata con tutto il necessario per garantire la salvaguardia dei passeggeri in caso di naufragio.

Il difficile compito che ha davanti l’azienda, una volta terminate le operazioni di rimpatrio dei passeggeri e del personale di bordo, è quello di evitare un disastro ambientale e poi, di rimuovere il relitto. Costi incalcolabili, forse nemmeno coperti dall’assicurazione.

Intanto, dopo il ritrovamento del sesto cadavere, sono state sospese le ricerche dei superstiti, a causa del peggioramento delle condizioni del mare. La Concordia ha cominciato a muoversi e per giovedì i servizi meteo prevedono una forte mareggiata.

Naufragio della Costa Concordia, morti e feriti tra i passeggeri

Era il secondo turno di cena quando la nave ha accostato bruscamente. Poi quel boato, la chiglia che si trascina rovinosamente sulla roccia.
La Costa Concordia, una città galleggiante con oltre 4.000 persone a bordo, era salpata da un paio d’ore appena da Civitavecchia, diretta a Savona. Nei pressi dell’isola del Giglio l’incidente, la cui dinamica rimane ancora oscura.

Costa Concordia © GNU Free Documentation License - http://commons.wikimedia.org/wiki/User:Cezary_pIn mezzo al mare, nel buio fitto fitto con solo un faro all’orizzonte, la nave da crociera sbanda e s’inclina pericolosamente, la corrente elettrica s’interrompe e il panico prende alla gola i passeggeri. Qualcuno, sotto choc, si lancia in mare. Poi l’annuncio dagli altoparlanti che parla di “problemi tecnici”; i passeggeri vengono invitati a recarsi nei punti di raccolta e più o meno ordinatamente vengono fatti salire sulle scialuppe di salvataggio.

Tre finora le vittime accertate, forse proprio tra coloro che presi dalla paura si sono tuffati in mare. I feriti, secondo le prime stime sono 14, ma non si esclude che ci siano un certo numero di persone rimaste ancora intrappolate nel gigante del mare, che ora giace accasciato su un fianco sulla secca di Punta Gabbianara.

Intanto al Giglio, isola dell’arcipelago toscano affollata di vacanzieri in estate, ma semi deserta in inverno, i residenti si sono mobilitati per prestare soccorso agli sfortunati crocieristi. Molti alberghi dell’isola hanno riaperto per accogliere i passeggeri della Concordia, ma non c’è posto per tutti; qualcuno viene provvisoriamente ospitato in chiesa. E’ comunque già in corso il trasferimento sulla terraferma; molti passeggeri sono arrivati a Porto Santo Stefano, nota località turistica dell’Argentario, e nelle zone limitrofe.

La Costa Concordia ha avuto un altro incidente, benché meno grave; qualche anno fa, mentre effettuava le operazioni di ormeggio nel porto di Palermo, urtava violentemente la banchina a causa del forte vento. In quell’occasione la Concordia riportò danni alla fiancata, ma non ci furono feriti tra i passeggeri; dopo le riparazioni la nave da crociera completò la crociera.
Finché non saranno accertate le cause dell’incidente, non si può parlare di risarcimenti. Sembra comunque che la Concordia fosse fuori rotta di almeno tre miglia marine e troppo vicina alla costa del Giglio, forse per un avaria alla strumentazione di bordo o per un inspiegabile errore umano.

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