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Guadalupa: il giardino di Coluche

Se un giorno capitate a Guadalupa, Antille francesi, segnate sul trip planner il giardino botanico di Deshaies.
La storia di questo luogo incantato è curiosa e merita di essere raccontata. La prima creazione del parco si deve a Blandin Guy, appassionato botanico che amava collezionare semi di piante esotiche durante i suoi viaggi intorno al mondo.
Nel 1979 la proprietà viene acquistata da Coluche, famoso comico francese di origine italiana, che qualche anno dopo dà al suo amico Micheal Gaillard, “paesaggista del territorio” l’incarico di occuparsi della collezione di piante e fiori tropicali.
Ma il destino si stava accanendo contro Coluche e il suo giardino: nel 1986, infatti, il comico muore in un incidente in moto e nel 1989 l’uragano Hugo distrugge la maggior parte delle piante.
Nonostante tutto Gaillard ha il coraggio di proseguire il suo lavoro. Riscattata la proprietà nel 1991, finalmente riesce, dieci anni dopo, ad inaugurare il nuovo Jardin Botanique de Deshaies. Il percorso di 1,5 km si snoda tra una grande varietà di fiori e piante tropicali, oltre 1.000 specie, tra cui bouganvillee, hibiscus, Baobab, Mapou, alberi del pane, palme e diverse varietà di piante native delle Antille o provenienti da ogni angolo del mondo.

Il parco si estende su 7 ettari e questi sono i suoi principali punti di interesse:
– Lily Pond, situato proprio all’ingresso del parco, è uno stagno artificiale lungo oltre 50 metri che ospita una magnifica collezione di ninfee, papiri ed altre piante acquatiche
– La voliera, con numerosi uccelli di forme e colori diversi
– Gli hibiscus e le bouganville, nelle loro numerose varietà raccolte insieme a formare un’esplosione di colori
– L’Arboretum, in cui sono stati collocati imponenti esemplari di palme reali, Bombax, Baobab, Jacaranda, albero del pane, Avocadi, Calliandra e Araucaria. Da questo punto si gode una magnifica vista sul Mar dei Caraibi
– Il Banyan Tree. uno dei luoghi preferiti da Coluche, che amava riposarsi all’ombra di questo massiccio Ficus dal tronco circondato da centinaia di radici aeree
– La cascata, alta 10 metri, con accanto un laghetto che ospita 15 fenicotteri di Cuba
-Il Bamboo, un boschetto di bambù che si alzano a diversi metri di altezza creando un paesaggio di grande effetto
– Le palme, un’area dedicata alla pianta simbolo dei tropici qui rappresentata in tutte le sue varietà possibili e immaginabili
– Il sentiero delle felci, lungo il quale si possono ammirare diverse specie di felci arboree, che crescono rigogliose grazie al microclima umido e fresco ricreato da un complicato sistema di nebulizzazione.

Infine, a disposizione degli ospiti ci sono un piccolo negozio per gli acquisti e un ristorante panoramico.
Il parco è aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 17:30 e il biglietto costa 15,50€ per gli adulti e 10,50€ per i bambini.

Il Galles che non ti aspetti

Quando diversi anni fa attraversai il Galles da est ad ovest fu amore a prima vista. Forse perché la settimana precedente aveva nevicato abbondantemente in tutta Europa e la freddezza cromatica di quei giorni di gennaio era particolarmente suggestiva. O forse perché in quell’occasione viaggiavo da sola, e quando si viaggia da soli c’è quella strana predisposizione d’animo che ti rende più ricettivo alle scoperte.
Il Galles, questo piccolo e misconosciuto stato che fa parte del Regno Unito e che quasi nessuno considera come possibile meta di vacanze, tranne gli inglesi in fuga dalle città, si stava rivelando una vera sorpresa. Ti aspetti il grigiore delle attività minerarie e trovi invece una Terra di Mezzo e gente gioviale come potrebbero esserlo gli hobbit di Tolkien.
Fatto sta che mentre guidavo incantata lungo i confini settentrionali di Snowdonia National Park diretta a Holyhead, dove avrei preso il ferry per Dublino, pensavo tra me e me: questo è un posto dove prima o poi devo tornare.

L’occasione giusta per andare in Galles potrebbe essere la prossima primavera; il 5 maggio con una serie di eventi si celebra l’inaugurazione del Wales Coast Path, un sentiero che corre senza soluzione di continuità lungo le frastagliate coste gallesi, da Chepstow nella regione di Cardiff e dei sette estuari, fin su a nord a Queensferry sulla baia di Liverpool.
Il Galles la sua bella rete di sentieri e percorsi panoramici adatti alla bici e alle lunghe camminate ce l’aveva già. Ma quello che ha fatto è stato aprire nuovi tratti e collegare tra loro i sentieri esistenti, creando così un percorso costiero unico, lungo ben 870 miglia (circa 1.400 km), che già prima di essere inaugurato è entrato nel mito. Il Galles sarà infatti l’unico paese al mondo a permettere agli escursionisti di percorrere a piedi l’intera costa ed esplorare paesaggi di straordinaria bellezza.
Naturalmente chi segue il sentiero troverà ostelli ed altri tipi di alloggio lungo il percorso, che però farebbe meglio a prenotare per tempo, poiché è probabile che a diversi escursionisti verrà in mente la stessa idea. Oltretutto Lonely Planet ha decretato il Galles tra le migliori 10 regioni da visitare nel 2012 e la voce si è già sparsa in giro.

Che il Galles meriti di essere visitato non c’è alcun dubbio. Se la Cornovaglia e i suoi prati d’erica a picco sul mare vi hanno affascinato, non rimarrete delusi dalle impressionanti scogliere di Gower e dalle infinite spiagge di sabbia di Cardigan Bay, a ragione considerate le migliori del Regno Unito; se sognate la Scozia, provate a passare qualche giorno tra i monti Cambrici, la versione gallese delle Highlands, ma più selvagge e disseminate di laghi e cascate. E poi castelli fortificati, austeri borghi in pietra grigia fatti con l’ardesia delle montagne vicine, minuscoli villaggi di bambole coi davanzali fioriti e quella lingua celtica dal suono magico e impronunciabile che resiste indomita all’omologazione dell’inglese. Ma niente paura, il gallese si parla solo tra conterranei.

La strada per Sauris

Non ci arrivi per caso a Sauris e nemmeno ci passi davanti, se proprio non vuoi. E’ la strada, una ventina di chilometri di curve, tornanti e gallerie in pavé, che seleziona il turista: qui ci viene chi ama la montagna vera, quella dalla bellezza un po’ aspra, qui ci viene chi apprezza quel carattere ostinato di gente che non vuole appaltare la propria terra al turismo mordi e fuggi.
Non è una località montana di gran moda Sauris: non ci sono tralicci giganti e seggiovie che solcano i pendii e nemmeno grandi alberghi. Ma c’è una quiete antica.

A Sauris, il comune più alto del Friuli Venezia Giulia, sono in quattrocento anime, divise tra Sauris di Sopra, Sauris di Sotto e Lateis, frazione affacciata su un bel lago che riflette il profilo delle montagne. Quando ogni posto letto è occupato, e accade solo in altissima stagione, si arriva al massimo a 800 abitanti, tra turisti e residenti.

La valle è magica. Circondata da malghe e dalle cime delle Prealpi Carniche, in estate è invasa dal sole e profuma di fieno; d’inverno, l’aria limpida e pungente fa esplodere il contrasto tra il verde pieno dei boschi e l’azzurro del cielo. Non puoi goderti simili paesaggi con una gita frettolosa.
Sauris di sopra - Carnia - Friuli Venezia Giulia © Waypoint

Luca, saurano doc, il suo garni se lo è tirato su da solo, insieme al padre che ha una piccola impresa edile: ha acquistato un fienile, vecchio centocinquant’anni e forse più, e lo ha rimesso a nuovo trasformandolo in una casa calda e accogliente: appena una decina di camere, la tana ideale di chi cerca un rifugio a Sauris di Sotto.

Di magnifici edifici rustici in legno e pietra, con i tetti coperti da scandole e le stanghe di legno che corrono lungo i balconi, ce ne sono tanti a Sauris. Ma ciò che rende speciale questo garni non è tanto l’aspetto estetico esteriore, che pure è molto gradevole: il fatto è che non sembra un albergo, piuttosto ha tutte le caratteristiche e l’aspetto di una casa. Te ne accorgi dagli arredi e dai legni curati, come si addice a gente di montagna, dalla biancheria che profuma d’aria aperta, dai tessuti e suppellettili scelti con gusto. Nulla è lasciato al caso, o peggio alla banalità.

Garni Plueme - Sauris di sotto - Carnia © WaypointDietro a tutto questo c’è la passione di Luca ma anche la mano di Raffaella, che pur impegnata a crescere due vivaci bimbetti, si vede che ce la mette tutta. Pugliese di nascita e toscana di adozione, Raffaella si è trasferita a Sauris da poco, per stare con Luca.
E non ha avuto difficoltà ad integrarsi in questa ristretta comunità montana. Ho più amici ora di quando vivevo a Firenze, ti racconta con semplicità quando scendi a colazione. Sul buffet, brioche calde, pane fresco, torte fatte in casa e mille altre delizie, da gustare nel caldo abbraccio della stufa in maiolica che troneggia sul pavimento in pietra.

Ospitalità è una parola che conserva intatto il suo significato tanto nelle mura del garni gestito da questa giovane coppia quanto nella valle di Sauris.

Sauris di sopra - Carnia - Friuli Venezia Giulia © WaypointSalendo e scendendo a piedi lungo le stradine del paese, resti piacevolmente sorpreso dalla gente che ti saluta; si fa così da queste parti, anche con chi non è del luogo.
Il giornalaio ha una cassetta senza lucchetti davanti al negozio; prendi il tuo giornale e lasci i soldi in un bussolotto. Se non hai monete in tasca passi il giorno dopo a saldare e i conti alla fine tornano sempre. Una dimensione profondamente diversa da quella a cui siamo tutti abituati.

La strada che separa Sauris da Ampezzo non è lunga e nemmeno si può dire in cattive condizioni, ma è stretta e d’inverno è spesso ghiacciata. Una bella seccatura per i saurani che, per lavoro o per andare a scuola, fanno tutti i giorni su e giù. Ma la gente di Sauris vuole che rimanga così.
Al progetto proposto da qualcuno, di scavare un tunnel e collegare la valle alla strada provinciale della Carnia, si sono opposti praticamente tutti, anche l’unica piccola grande industria del comune, il prosciuttificio Wolf, che produce i famosi salumi affumicati. A dimostrazione che questo paese vuole continuare a vivere a misura d’uomo e, aggiungiamo noi, a misura di turista.

A proposito, se volete andare a trovare Luca e Raffaella, chiedete del Garni Plueme, che significa “fiore” nell’antico dialetto germanico locale. Davvero un bel nome, meritato in pieno.

Alcuni libri che potrebbero interessarti:
Appunti su Sauris di  Roberto Venturini, 2006
Con Sauris c’è più gusto. Il prosciutto e i grandi salumi Wolf nelle ricette degli chef di Bepi Pucciarelli, 2009
Guida turistica alla Carnia. Con ricette, flora e fauna di Carlo Lorenzini, 2009

Canarie da intenditori: La Gomera

Dici Canarie e subito pensi a Tenerife, Lanzarote o Fuerteventura. Quasi nessuno invece parla di La Gomera, un’isola rocciosa e rotonda, con un diametro di appena 25 km, che custodisce gelosamente i suoi paesaggi, tutti straordinari, e le sue antiche e ben radicate usanze.
Niente voli charter, nessun grande villaggio, qui ci sono piccoli hotel, appartamentini e parador di charme, più familiari e accoglienti rispetto ai mega resort delle frequentatissime isole sorelle. Una vacanza a La Gomera è un’immersione totale nella natura, da intenditori, per scoprire un piccolo paradiso alla portata di tutti, e oltretutto così vicino all’Europa.

La natura vulcanica e un clima invidiabile, di eterna primavera, è tutto ciò che La Gomera ha in comune con il resto dell’arcipelago; per il resto si tratta di un mondo a parte.

la Gomera - Bosque de el Cedro - courtesy of PromoTur CanariasIl tesoro forse più prezioso è un antichissimo bosco di lauri sempreverdi, una vera rarità botanica, in quanto unico esempio rimasto di una certa estensione delle foreste subtropicali, che in epoca pre-glaciale coprivano le terre del nord atlantico, dalle Azzorre, a Madeira, alle Canarie. La laurisilva della Gomera costituisce il cuore del Parco nazionale Garajonay, dichiarato patrimonio naturale dell’Unesco, ed è un luogo privilegiato per un’escursione in un paesaggio straordinario, fatto di alberi nodosi, alti fino a 40 metri. Camminando si arriva al punto più alto dell’isola, il Garajonay, in cima al quale si viene ricompensati da una vista mozzafiato, che spazia sull’arcipelago e abbraccia Tenerife, La Palma, Gran Canaria e la piccola El Hierro.
Tra queste montagne si custodisce ancora un singolare linguaggio basato sui fischi, tramandato dall’antico popolo dei Guanci, che abitava l’isola prima dell’arrivo degli spagnoli: a quei tempi non era semplice mandare messaggi da un punto all’altro dell’isola ma il silbo, la lingua fischiata, permetteva invece di comunicare, sfruttando gli echi tra le vallate. E per far sì che questo retaggio unico non andasse perso, il governo canario ha istituto corsi facoltativi di silbo gomero nelle scuole elementari.

La Gomera - Los Organos - © Author: Rhaessner - http://de.wikipedia.org/wiki/Bild:Los_Organos.JPGUna della zone più belle per alloggiare è Valle Gran Rey, che si apre a conca sul mare protetta da alti versanti terrazzati: palme, piccoli bananeti, esotici giardini e deliziosi centri abitati dalle case bianche e viuzze lastricate regalano al paesaggio una bellezza unica. Impossibile poi non apprezzarne il fascino quando la luce del sole, che tramonta nel blu dell’Atlantico, tinge tutto di un caldo color arancio.
Quanto alle spiagge ce ne sono diverse, tutte di sabbia nera e circondate da spettacolari scogliere, che a volte formano piscine naturali ideali per bagnarsi. Playa de Alojera è forse una delle più suggestive.

Ma non è tutto. Nelle acque che circondano La Gomera si possono fare incontri emozionanti con balene e delfini; gli avvistamenti sono frequenti in ogni stagione dell’anno, ma il picco è in primavera, da marzo a giugno, quando il mare pullula di grandi cetacei. Con un po’ di fortuna si riesce a vedere anche la balenottera azzurra, che con i suoi venticinque e più metri di lunghezza è il più grande essere vivente al mondo. Il whale watching è un motivo in più per scegliere questo piccolo gioiello per una vacanza tutta natura e relax.

Info su:  Ufficio turismo La Gomera
Per alloggiare:  Hotel.info

Sulla neve in Val Gardena

Il bollettino neve della Val Gardena lo conferma: Natale e Santo Stefano saranno giornate perfette per sciare. Con le montagne più belle d’Europa, panorami mozzafiato e una coltre bianca e compatta Ortisei, Santa Cristina, Selva sono il paradiso degli sciatori.

In Val Gardena lo sci è qualcosa di più di un’attività turistica: è qui che fu fondato il primo skiclub, è qui che venne disputata la prima gara di discesa, ed è da qui che questo sport si è diffuso ad altre regioni.

I gardenesi vantano 175 chilometri di piste, quelle da record per campioni e quelle facili per principianti, oltre a quasi 100 km dedicati al fondo. Tutte in perfette condizioni. Gli impianti fanno parte del Dolomiti-Superski, il più grande comprensorio sciistico delle Alpi.

I pinnacoli del Sassolungo e i bastioni del gruppo Sella, che circondano la valle, regalano a chi passa qualche giorno in Val Gardena colori, riflessi e sfumature diverse in ogni momento della giornata. Ma anche chi non è patito di sport troverà in questo angolo d’Alto Adige un’offerta di servizi di alta qualità, antiche tradizioni alpine e una gastronomia di tutto rispetto.

Tra le specialità locali spiccano le jufe, cioè le zuppe, proposte calde e fumanti in moltissime versioni; e poi speck e formaggi d’alpeggio, ragù di selvaggina, gnocchi tirolesi, costine di agnello, maiale affumicato e vari dolci caserecci.

Per non parlare del pane, arricchito con abbinamenti di farine e semi profumati, una vera delizia per gli occhi e il palato.
L’offerta alberghiera in Val Gardena, come nel resto dell’Alto Adige, si distingue per l’ottimo rapporto qualità prezzo.

Gli hotel ma anche le pensioni e i garnì sono accoglienti e curati, quasi sempre dispongono di un centro benessere e in questo periodo sono addobbati a festa. Per un caldo e bianco Natale.

Alla ricerca dei gorilla di montagna nel Virunga National Park

Dal massiccio del Rwenzori, attraverso le pianure di Rwindi e più a sud verso Nyiragongo, i rangers del parco dei Virunga sono lì ogni giorno, di pattuglia. Dopo i lunghi anni di una guerra che ha insanguinato la Repubblica Democratica del Congo, i problemi non sono tutti alle spalle ma questi uomini stanno riprendendo il controllo di molti tratti del Virunga National Park, persi durante l’occupazione militare. Il loro compito è, tra gli altri, proteggere i gorilla di montagna e il loro habitat.

Il gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) è il più grande primate vivente, un gigante da 1,8 metri d’altezza e 270 kg di peso. Tra tutti i gorilla è la specie più a rischio: nel mondo ne rimangono appena 720 individui, la metà dei quali vive in una piccola area geografica, al confine tra Repubblica Democratica del Congo, Rwanda e Uganda. Qui, nelle foreste dei monti Virunga, queste creature straordinarie, che condividono il 97% del nostro DNA, combattono ogni giorno una quotidiana lotta per la sopravvivenza.

Una delle minacce è il bracconaggio e il mercato nero: per ogni cucciolo catturato, un’intera famiglia di gorilla muore nel tentativo di proteggere il piccolo dai trafficanti d’animali. E’ la sola manifestazione di aggressività che si osserva in questa specie dall’indole tranquilla e pacifica, a dispetto delle tante leggende sulla sua ferocia.

Il commercio illegale degli animali mette a serio rischio la sopravvivenza dei gorilla, ma la specie è compromessa soprattutto dalla perdita dell’habitat. Il parco dei Virunga è una zona protetta dall’Unesco, ma la guerra che infuria dal 1994 nel Congo orientale ha vanificato ogni sforzo: centinaia di migliaia di profughi fuggiti dagli eccidi hanno trovato rifugio lungo i confini meridionali del parco e ora non hanno altra scelta che occupare l’habitat dei gorilla. La vicinanza alla specie umana aumenta il rischio di trasmissione di malattie, poiché i gorilla di montagna sono estremamente vulnerabili alle patologie che colpiscono l’uomo; con la differenza che la stessa malattia nell’uomo si cura, nel gorilla è fatale.

Il turismo è senz’altro uno dei pochi mezzi rimasti per proteggere questa specie; a patto naturalmente che sia un turismo responsabile e attento, consapevole della natura e della delicata biologia di questi animali, perché anche i turisti sono potenziali portatori di malattie. Ed è per questo che chi va ad osservare i gorilla nel loro ambiente naturale deve essere in buone condizioni di salute e tenersi ad una distanza minima di 7 metri dall’animale.

Proteggere e conservare il Virunga National Park è un’operazione difficile ma non impossibile, assicurano i rangers e i membri dello staff del Parco. Nonostante la povertà e il flagello della guerra quella gente è ancora lì e continua a fare il proprio lavoro con quel poco che ha.

Negli anni scorsi il Virunga aveva perso più della metà dei suoi grandi mammiferi, nonché vaste aree di foresta, in breve stava scomparendo insieme ai gorilla. Ora la sensazione, fanno sapere dal parco, è che il peggio sia passato e la prospettiva di un recupero diventa sempre più realistica. Questo grazie al costante sostegno da parte della gente comune che, attraverso le donazioni da tutto il mondo, contribuisce al duro lavoro del team del parco Virunga e al ripristino di un ambiente che possa garantire la sopravvivenza dei gorilla di montagna.

Come sostenere le attività del parco Virunga e aiutare i gorilla:
dai il tuo contributo;
acquista una maglietta o un gadget nel negozio on line del parco;
usa il tuo sito o Facebook per coinvolgere i tuoi amici.

Come visitare il Virunga National Park
L’ingresso al parco è consentito a non più di trenta turisti al giorno, divisi in gruppi composti al massimo da sei persone, accompagnate da una guida del parco.

L’escursione in foresta sulle tracce dei gorilla dura una giornata e una volta avvistata una famiglia si trascorre un’ora nell’osservazione degli animali, seguendo scrupolosamente le istruzioni della guida.

La visita costa 400$ e si prenota a Goma, presso l’ufficio dell’Institut Congolais pour la Conservation de la Nature (ICCN), oppure via e-mail . Il 30% del costo va alle comunità che vivono attorno al Virunga, il 20% è devoluto al parco per le operazioni di mantenimento e il restante 50% viene distribuito agli altri parchi e riserve naturali della Repubblica Democratica del Congo.

Notizia tratta da PaesiTropicali.com

Vacanze brevi: una gita al lago di Bled

Vi affascinano i colori delle foglie in autunno? Nel Vermont, famoso per lo straordinario spettacolo offerto dalla natura a cavallo tra ottobre e novembre, il servizio forestale ha istituito un servizio apposito, il Fall Color Hotline, che aggiorna i turisti in tempo reale sui luoghi dove si può ammirare la caduta del fogliame e l’evoluzione del colore degli alberi, che sfumano dal giallo, all’arancio al rosso fuoco.
Non sarà proprio la stessa cosa, ma invece di volare negli States, si può vivere un’esperienza da Indian Summer anche vicino casa nostra, più precisamente in Slovenia, una nazione piccola quanto la Toscana e in buona parte ricoperta di foreste.

Provate a passare un weekend d’autunno al lago di Bled; è uno specchio d’acqua di origine glaciale, incastonato tra le Alpi Giulie e le Karavanke, nella zona del Tarvisiano, cosiddetta dei Tre Confini.
Il lago, il paese e tutta la regione sono una località idilliaca. Potete affittare una barca a remi o a motore elettrico e raggiungere l’isoletta al centro del lago, dove c’è la bellissima chiesa dell’Assunzione della Vergine; nel santuario troverete appesa la “campana dei desideri”, il cui fascino è legato ad una romantica e antica leggenda.
Vale di sicuro una visita anche il castello di Bled, un’imponente fortificazione medievale, con torri, mura di cinta e ponte levatoio, in cima a uno strapiombo che domina il lago. In un’ala del castello, adibita a museo, sono esposti pezzi che ripercorrono lo sviluppo storico di Bled.
Favolosa la passeggiata intorno al lago, a piedi o in bicicletta; la vista spazia dalle acque verde smeraldo alle colline tappezzate di alberi dalle foglie cangianti. Sullo sfondo spunta la vetta rocciosa del Triglav, uno spettacolo unico in autunno, quando le foglie cadono e i prati sono ancora verdi, ma molto affascinante anche d’inverno.

Le attrazioni turistiche nelle vicinanze sono molte: le cascate di Vingtar, il lago Bohini e  il Parco Nazionale del Triglav.

Come arrivare: Bled è a 50 km da Tarvisio. Dal confine di stato seguire autostrada in direzione Slovenja, proseguire per Ljubljana e passare il Karawanken Tunnel; dopo una ventina di chilometri prendere uscita Lesce-Bled. In alternativa passare per Kranjska Gora: l’itinerario è più panoramico, si percorre solo un tratto di autostrada slovena, risparmiando quindi il pedaggio del tunnel Karawanken e la vignetta austriaca.

Sulle strade della Carinzia

I boschi di cembro sono ormai una rarità; ma non sui monti della Carinzia. Siamo nel parco nazionale del Nockberge, un’area protetta di 184 km quadrati, poco lontano dalla famosa stazione termale e sciistica di Bad Kleinkircheim.
Uno dei modi per vivere la natura del parco, la sua flora e i suoi paesaggi, è percorrere i 35 km di strada alpina (Nockalmstrasse) dai cui bordi si diramano innumerevoli sentieri ben segnalati, che attraversano il più grande bosco di abeti, larici e pini cembri delle Alpi orientali.Sentieri sulla Nockalmstrasse | © Waypoint
I cembri sono alberi possenti, che possono raggiungere la veneranda età di 1.000 anni, ma che devono affrontare una dura battaglia per la sopravvivenza a causa del progressivo restringimento degli habitat di montagna. Tra i rami del pino cembro si diffondono le melodie di una corte di uccelli: l’organetto, appartenente alla stessa famiglia del fringuello, la nocciolaia, stretto alleato del cembro che ne diffonde i semi, il merlo dal collare, ghiotto di mirtilli.

Pino mugo sulla Nockalmstrasse | © WaypointRisalendo la valle lungo i tornanti della Nockalmstrasse, si lasciano alle spalle i boschi più fitti per entrare in un paesaggio dominato dalle lande erbose e dai cespugli di pino mugo, caprifoglio e ginepro. In uno dei tanti punti di sosta, a 1950 metri, un sentiero circolare conduce attorno al lago alpino di Windeben.

Durante la stagione della fioritura, quando gli alpeggi si colorano dei fiori di genziana e del dente di leone, sulle Lago Windeben sulla Nockalmstrasse | © Waypointrive del lago si possono ammirare vere e proprie rarità, come la coclearia alpina, la primula villosa e la sassifraga cigliata. Si tratta di piante uniche nel loro genere, che hanno ricolonizzato quest’ambiente dopo l’ultima era glaciale e che, a causa dell’isolamento dagli altri membri della stessa specie, hanno sviluppato forme endemiche presenti solo in questa regione.

Lungo la strada alpina del Nockalm sono state create diverse strutture didattiche e ricreative, aree picnic e molti spazi dedicati ai bambini, con giochi e parchi a tema. Per chiunque sia appassionato di natura e di vita all’aria aperta questa zona offre un’ampia scelta di sentieri per passeggiate, trekking e nordic walking.

I rifugi dislocati lungo i sentieri oppure direttamente sul bordo della strada, offrono le specialità culinarieMalga sulla Nockalmstrasse | © Waypoint della regione: zuppe calde, pane nero e speck, nonché i classici e golosi frankfurter wurstel e bratwurstel con senape, patate e crauti.

La strada si snoda ad un’altezza media di 1.700 metri, da Ebene Reichenau a Innerkreus, superando nel suo punto più elevato, quota 2000; al punto di sosta Eisentalhohe si trova una terrazza panoramica con una bella vista sulle montagne e le vallate circostanti.
La Nockalmstrasse è aperta da inizio maggio a fine ottobre; si paga un pedaggio che dà libero accesso a tutte le mostre e le strutture didattiche situate nei punti di sosta.

Minorca, natura e relax

Se siete amanti della vita notturna e dei disco bar non andate a Minorca, caso mai bussate alla porta accanto: Ibiza e Maiorca, loro sì offrono divertimenti sfrenati fino all’alba.

Minorca, la più settentrionale delle Baleari gioca la partita delle vacanze estive con altre carte. Tanto per cominciare, l’intera isola è Riserva della Biosfera, un riconoscimento che è servito a salvare Minorca dalla smania edilizia spagnola, che nelle ultime decadi si è abbattuta a colpi di megahotel in questa zona del Mediterraneo. Risultato: lungo i 216 km di costa si conservano ancora spiagge idilliache, con sabbia fine e mare di cristallo, come Cala d’Algaiarens, protetta nell’oasi naturalistica di La Val.

E poi l’eco-diversità di Minorca si estende ben oltre i litorali: attraversando l’interno dell’isola si scoprono boschi, gole profonde e colline fertili, disegnate da muretti a secco e punteggiate dalle queserie, dove si produce formaggio artigianale.

Le due città, Ciutadella a nord e Mahon a sud, sono entrambe piacevolissime per una passeggiata nelle viuzze tortuose, in un susseguirsi di cattedrali e palazzi storici, che combinano elementi barocchi e dell’architettura moresca. Al calar del sole, quando le luci dei lampioni accesi si riflettono sul selciato, le arcate del centro storico diventano animate: è ora di andare al ristorante per gustare, perché no, una caldareta de llangosta, dopo tutto è la specialità del posto. E poi domani ci si alza presto, il mare di Minorca ci attende.

Alla scoperta dell’Irlanda con un carro a cavallo

Ecologico lo è di sicuro, ma è anche un mezzo che permette di apprezzare la natura e i paesaggi irlandesi, come solo un viandante potrebbe fare. L’uso del carro a cavallo per trascorrere giornate rilassanti all’aria aperta è un’idea vacanza proposta da qualche anno da alcune agenzie irlandesi. E’ il tipo di vacanza perfetta per chi ama la natura e gli animali; per i bambini poi, è come vivere una fiaba.

I vecchi carri a cavallo irlandesi, riadattati a questa forma di turismo, non sono privi di confort. Dentro il colorato carrozzone è come essere in una roulotte, di cinque metri per due, fornita di tutto il necessario: ci sono 4-5 posti letto, un angolo cottura attrezzato e quel po’ di mobilio per riporre le cose.

Quando fa buio, non avendo luci, ci si ferma: chi ha uno spirito nomade può sostare in un aperta campagna, ma di solito il percorso viene stabilito prima della partenza insieme all’operatore turistico.
Drumbeg stone circle  Cork, Munster, Ireland - panoramic view | © Boguslaw Kupisinski | Dreamstime.com
Il maneggio segnala l’elenco di fattorie, pensioni e pub situate lungo la strada che garantiscono il parcheggio per il carro, l’erba per il cavallo, i servizi igienici e lo smaltimento dei rifiuti. Spesso, però, offrono molto di più: piatti cucinati, prodotti agricoli, servizi d’intrattenimento per bambini, docce calde, e talvolta si prestano a farvi da guida per visitare le attrazioni turistiche locali.

Quanto alla pratica, niente paura, prima della partenza il maneggio provvede ad mini corso di guida, durante il quale l’istruttore vi insegnerà come controllare il cavallo lungo la strada; naturalmente gli animali sono addestrati al traino e quindi mansueti, anche se ognuno con il proprio carattere. La pratica include anche le istruzioni su come dar da mangiare, strigliare e imbrigliare il cavallo, che di regola non dovrebbe percorrere più di 20 km in un giorno.

L’Irlanda rurale ha un’antica reputazione verde, offre paesaggi ancora incontaminati e l’occasione di conoscere gente aperta e cordiale. Sta a voi salire in cassetta e decidere il passo, naturalmente dopo aver consultato il vostro cavallo.
Per ulteriori dettagli: Irish Horse Drawn Caravan