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A passeggio sui ponti di Budapest

Budapest: colta, elegante, signorile, con i suoi boulevard parigini e i ponti illuminati sul Danubio.
Fa freddo d’inverno a Budapest. Quando la stagione è particolarmente rigida, come quest’anno, il Danubio gela e le lastre di ghiaccio si muovono disordinatamente sotto la spinta della corrente. Ma il cielo non è sempre grigio, anzi proprio in questo periodo ci sono giornate magnifiche, con il sole che carica di luce la collina imbiancata del Castello, le facciate degli edifici ricoperti di piastrelle, le torrette e le cupole della città. Uno spettacolo.

Tra le tante opere architettoniche della città, i ponti meritano una nota a parte. Sono in tutto nove, distrutti dai nazisti alla fine della seconda guerra mondiale e in seguito completamente ricostruiti conservando la struttura originaria. Ma per quattro di essi, che si distinguono per maestosità ed eleganza, la visita e d’obbligo.

Budapest - Ponte delle Catene | © Klaus Koenig
Il più antico, il Ponte delle Catene (Lánchíd), fu il primo collegamento tra Buda e Pest, realizzato a metà ottocento su iniziativa del conte Istvan Szecheny. La struttura è sostenuta da massicce catene di sospensione in ferro battuto, collegate a due torrette gemelle in stile neoclassico. Due coppie di leoni in pietra sorvegliano l’ingresso.
Passeggiando sui marciapiedi del ponte si può ammirare, su una sponda, l’immenso palazzo del Parlamento, sull’altra godere una magnifica vista di Buda e del Castello. Ma è di sera che il Ponte delle Catene dà il meglio di sé, quando i riflettori illuminano i pilastri e la fila di luci che corre lungo le maglie di ferro ne sottolinea l’elegante profilo e staglia un riflesso scintillante sulla superficie del Danubio.

Vent’anni dopo l’inaugurazione del Ponte delle Catene cominciò la costruzione del secondo ponte stabile di Budapest: il Ponte Margherita (Margit híd), che collega Szent István Boulevard a Margit Boulevard e tocca anche l’isola Margherita, polmone verde di Budapest molto frequentata durante il fine settimana per i bagni termali i giardini e i lunghi viali ombreggiati. Il ponte Margherita fu progettato dall’architetto Ernest Gouin che lo realizzò in stile barocco francese. E’ uno dei più trafficati della città, con quattro corsie per le auto e due linee di tram al centro. Attualmente è in fase di ricostruzione.

La terza opera costruita sul Danubio fu il Ponte della Libertà (Szabadság híd), a giudizio unanime il più bello di tutti. Intitolato all’imperatore Francesco Giuseppe, che lo inaugurò nel 1896 piantando l’ultimo chiodo sulla riva di Pest, è un’elegante struttura di ferro a tre campate, in stile art nouveau. Sulla cima dei quattro piloni è effigiato un turul, uccello della mitologia ungherese simile all’aquila, nell’atto di spiccare il volo.
Durante la guerra fu danneggiata solo la parte centrale del Ponte della Libertà che quindi fu il primo ad essere ricostruito conservando quasi intatta la sua struttura originale. All’estremità del ponte, sulla sponda di Pest, si sbocca a Fővám Square dove c’è il più grande mercato coperto della capitale ungherese. Anche il Ponte della Libertà è sapientemente illuminato e di sera offre scorci di particolare suggestione.

Il bianco Ponte Elisabetta, che porta il nome della regina tanto amata dagli ungheresi, era in origine un ponte sospeso a cavi in ferro, come il Ponte delle Catene; durante la seconda guerra mondiale venne fatto saltare in aria e subì danni irreparabili. Per rendersi conto della struttura originale si può andare al Museo dei Trasporti di Budapest dove sono esposte alcune foto d’epoca. Nella ricostruzione i progettisti ungheresi utilizzarono i pilastri originali ma optarono per una forma più moderna. Inaugurato nel 1964, il nuovo ponte Elisabetta è il più alto ponte di Budapest e si trova ai piedi della collina Gellert in uno dei punti più panoramici della città.

Budapest | © Klaus Koenig
Chi volesse visitare la capitale ungherese nei freddi mesi invernali può mitigare i rigori del clima andando a “passare le acque”. Budapest vanta infatti un centinaio e più di sorgenti di calde acque minerali e un’antica tradizione termale che risale all’epoca dei turchi. Alcuni stabilimenti termali storici sono annessi agli alberghi di categoria elevata, come il Gellert, ma accettano anche clienti esterni.

Secondo l’Hotel Price Index di Hotels.com, il prezzo a camera per notte nei migliori hotel di Budapest è diventato più vantaggioso, a seguito di un calo delle presenze nel secondo trimestre 2010. Ad esempio il Kempinski Hotel Corvinus, un 5 stelle recentemente rinnovato, situato in posizione centrale: prezzi a partire da €109.

Le foto sono di Klaus Koenig Photographer

La guida della città: BudapestEDT / Lonely Planet, 19,50€

Sulle strade della Carinzia

I boschi di cembro sono ormai una rarità; ma non sui monti della Carinzia. Siamo nel parco nazionale del Nockberge, un’area protetta di 184 km quadrati, poco lontano dalla famosa stazione termale e sciistica di Bad Kleinkircheim.
Uno dei modi per vivere la natura del parco, la sua flora e i suoi paesaggi, è percorrere i 35 km di strada alpina (Nockalmstrasse) dai cui bordi si diramano innumerevoli sentieri ben segnalati, che attraversano il più grande bosco di abeti, larici e pini cembri delle Alpi orientali.Sentieri sulla Nockalmstrasse | © Waypoint
I cembri sono alberi possenti, che possono raggiungere la veneranda età di 1.000 anni, ma che devono affrontare una dura battaglia per la sopravvivenza a causa del progressivo restringimento degli habitat di montagna. Tra i rami del pino cembro si diffondono le melodie di una corte di uccelli: l’organetto, appartenente alla stessa famiglia del fringuello, la nocciolaia, stretto alleato del cembro che ne diffonde i semi, il merlo dal collare, ghiotto di mirtilli.

Pino mugo sulla Nockalmstrasse | © WaypointRisalendo la valle lungo i tornanti della Nockalmstrasse, si lasciano alle spalle i boschi più fitti per entrare in un paesaggio dominato dalle lande erbose e dai cespugli di pino mugo, caprifoglio e ginepro. In uno dei tanti punti di sosta, a 1950 metri, un sentiero circolare conduce attorno al lago alpino di Windeben.

Durante la stagione della fioritura, quando gli alpeggi si colorano dei fiori di genziana e del dente di leone, sulle Lago Windeben sulla Nockalmstrasse | © Waypointrive del lago si possono ammirare vere e proprie rarità, come la coclearia alpina, la primula villosa e la sassifraga cigliata. Si tratta di piante uniche nel loro genere, che hanno ricolonizzato quest’ambiente dopo l’ultima era glaciale e che, a causa dell’isolamento dagli altri membri della stessa specie, hanno sviluppato forme endemiche presenti solo in questa regione.

Lungo la strada alpina del Nockalm sono state create diverse strutture didattiche e ricreative, aree picnic e molti spazi dedicati ai bambini, con giochi e parchi a tema. Per chiunque sia appassionato di natura e di vita all’aria aperta questa zona offre un’ampia scelta di sentieri per passeggiate, trekking e nordic walking.

I rifugi dislocati lungo i sentieri oppure direttamente sul bordo della strada, offrono le specialità culinarieMalga sulla Nockalmstrasse | © Waypoint della regione: zuppe calde, pane nero e speck, nonché i classici e golosi frankfurter wurstel e bratwurstel con senape, patate e crauti.

La strada si snoda ad un’altezza media di 1.700 metri, da Ebene Reichenau a Innerkreus, superando nel suo punto più elevato, quota 2000; al punto di sosta Eisentalhohe si trova una terrazza panoramica con una bella vista sulle montagne e le vallate circostanti.
La Nockalmstrasse è aperta da inizio maggio a fine ottobre; si paga un pedaggio che dà libero accesso a tutte le mostre e le strutture didattiche situate nei punti di sosta.

Vacanze benessere in Carinzia

Sano movimento in montagna e piacevole relax a valle sono le parole d’ordine di una vacanza tra le vette dei monti Nockberge, in Carinzia.
D’estate il Parco Nazionale Nockberge, con i suoi 1.000 km di sentieri segnalati, offre l’opportunità di fare meravigliose escursioni in un ambiente alpino che presenta tutte le tipologie di paesaggio: boschi, alpeggi, prati e zone rocciose. Tante le proposte anche per i bambini: sentieri didattici, piccoli zoo per vedere da vicino gli animali e persino un pascolo alpino con le figure di Heidi.

Ma il fiore all’occhiello di questa regione sono le sue terme, alimentate da numerose sorgenti alpine che sgorgano ad una temperatura di 36°. Le acque termali ricche di radon sono un toccasana per la salute e un’esperienza di benessere psicofisico da non perdere.
Nel paese di Bad Kleinkirchheim, che si trova ad un’altitudine di poco più di 1.000 metri, ci sono i centri termali pubblici di St. Kathrein e Römerbad. Le due strutture, a pochi passi l’una dall’altra, sono concepite in modo diverso ma in entrambe troverete vasche termali e whirpool all’esterno e all’interno, con temperature che variano da 18° a 34°, saune di vario tipo, spazi dedicati al relax e prati dove prendere il sole.
Le terme Romerbad, che si trovano proprio sotto le piste da sci, sono state ristrutturate da poco: nei 12.000 metri quadrati, disposti su tre livelli, si va dalle vasche esterne dedicate al relax, panoramiche e con lettini sommersi, alle aree di divertimento per grandi e bambini, con scivoli e giochi d’acqua. L’oasi saunistica ospita un totale di 13 saune di varie tipologie, sia interne che esterne, tutte da provare: sauna finlandese, bagno romano, saune aromatiche e via dicendo.

La parola magica per ogni frequentatore di sauna è aufguss (gettata di vapore), un rituale coinvolgente che si pratica quasi ovunque nelle saune austriache.
Ad intervalli regolari, l’aufugussmeister (il maestro di sauna) entra nella sauna con un secchiello di legno, pieno d’acqua aromatizzata con oli essenziali, e un asciugamano in spalla. Nel frattempo, gli ospiti, avvisati dal suono di una campanella prendono posto, mentre la sauna viene lasciata arieggiare per qualche minuto. Una volta chiusa la porta, l’aufguss ha inizio e nessuno dovrebbe entrare o uscire dalla sauna. Il maestro comincia a versare acqua, a volte ghiaccio, sulle pietre roventi della stufa, che immediatamente vaporizza diffondendo il suo aroma nell’aria; poi, con mosse sapienti, dirige il vapore caldo sul pubblico, cominciando a far roteare l’asciugamano arrotolato sopra la stufa e dando via via sventolate laterali o colpi secchi dal basso verso l’alto; i movimenti sono piuttosto codificati ma ogni maestro ci mette del suo.
La gettata di vapore produce una sensazione di forte calore, che completa ed esalta l’effetto della sauna; l’aufguss classico prevede tre cicli, l’ultimo dei quali è di solito il più intenso.
All’uscita, si raffredda il corpo con una doccia o con un bagno in acqua fredda: il rilassamento totale è garantito.

Giugno in Islanda, dove il sole non tramonta

Fino a pochi mesi fa era una destinazione per pochi; ora invece l’Islanda è diventata una meta di tendenza. La colpa o il merito, dipende da come uno la vede, è del vulcano Eyjafjallajokul, che ha tenuto fermi per intere settimane i viaggiatori di mezzo mondo, ma che ha fatto anche rinascere in molti la voglia di visitare questa particolarissima isola.

La natura grandiosa dell’Islanda saprà stupire tanto gli appassionati di scienze della terra quanto chiunque sia attratto da paesaggi spettacolari, che alternano ghiacciai perenni e campi di lava, crateri e cascate, colline verdi e montagne di scura roccia basaltica. Ogni stagione ha il suo fascino ma l’inizio d’estate è un periodo particolarmente favorevole; il clima è mite e i giorni sono infiniti, praticamente senza notte.

Reykjavik è una capitale giovane e vivace ed è una delle città più ecologiche e pulite del pianeta, grazie all’utilizzo, diffuso peraltro in tutto il paese, dell’energia geotermica. Gli islandesi hanno saputo sfruttare al meglio le sorgenti d’acqua calda, che si trovano ovunque nel sottosuolo dell’isola, per riscaldare le case e le serre, per produrre elettricità e per riempire le piscine geotermali. Ogni villaggio o cittadina ne possiede una, dove si può andare a nuotare o solo a rilassarsi. Ma il meglio in tema di bagni caldi, si sa, sono le piscine naturali all’aperto, dove ci s’immerge in acque turchesi ricche di minerali, per provare un’esperienza unica di quiete e benessere.
La più famosa è la Laguna blu, poco lontana da Reykjavik, che seppure piacevole non regge il confronto con molte altre pozze d’acqua calda che troverete lungo il vostro itinerario. La statale 1, chiamata anche Ring Road, fa il giro dell’isola. La maggior parte dei turisti si ferma nel sud, dove tra le tante attrazioni si trovano anche la zona geotermica di Geysir, che ha dato il nome al fenomeno dei getti d’acqua e vapore, e le spettacolari cascate di Gullfoss, impressionanti per portata e altezza. Il nord, poco visitato, nasconde invece i suoi gioielli, il più prezioso dei quali è forse il lago Myvatn, popolato da milioni di uccelli migratori.

Per pernottare a prezzi economici c’è una catena di 140 fattorie in giro per l’Islanda, che offrono sistemazioni in dependances o in camere con formula B&B, con servizi separati o in comune. Anche i campeggi sono molto diffusi; ce ne sono almeno un centinaio, aperti di solito tra giugno e settembre. In hotel una doppia con bagno privato non costa meno di 160 euro a notte.

Quanto ai voli, ci sono collegamenti diretti con l’Italia che consentono di atterrare in Islanda dopo solo 4 ore di viaggio. La soluzione più economica è invece quella che prevede almeno uno scalo. Partendo nel mese di giugno, ad esempio, da Milano Malpensa si vola con Germanwings via Colonia oppure con Easy Jet via Gatwick, proseguendo con Iceland Express per Reykjavik Keflavik (KEF). Tariffe a partire da 278 € a/r.

Il primo tuffo dell’anno? Fatelo ad Ischia

Così se il tempo continua a non mostrarsi clemente potete facilmente ripiegare sui giardini termali.
Nell’isola d’Ischia gli impianti termali si preferisce chiamarli giardini; strutture nelle quali le piscine, a diverse temperature, sono nascoste tra curatissime siepi, viali di aiuole fiorite e piccoli spicchi di boschetti mediterranei, che regalano una piacevole frescura agli spazi consacrati al relax.
Se ne trovano diversi, sparsi più o meno su tutta l’isola, tanto che ogni comune ne può vantare almeno uno. Due però sono più belli, e in questi centri vale la pena di passarci un’intera giornata.

Giardini Poseidon: è il primo centro termale dell’isola d’Ischia, creato negli anni ’60 da un medico tedesco, e tuttora il più grande e il più vario per numero di piscine.
L’acqua termale, che sgorga dalla sorgente ad una temperatura vicina ai 90 gradi, alimenta venti piscine distribuite su terrazze che digradano verso il mare e che coprono un gradiente di temperature dai 15 ai 40 gradi.
Ad esaltare il piacere di stare in vasca concorrono idromassaggi e cascate. Le saune, o meglio i bagni di vapore, si fanno invece in grotte naturali, scavate nelle rocce del promontorio di Punta Imperatore. E dove finiscono le piscine comincia la bella spiaggia di Citara; gli ospiti del parco possono naturalmente usufruire anche di questo tratto di spiaggia attrezzata.

Parco Termale Castiglione: a differenza del Poseidon, che si sviluppa in una zona pianeggiante, il Castiglione è una struttura distribuita in terrazzamenti su più livelli, a picco sul mare. Dal parcheggio si accede al primo livello con le scale oppure con una funicolare.
Il centro è ben integrato nella vegetazione locale ed è quindi molto ombreggiato e gode di uno straordinario panorama. Anche qui gli ospiti possono usufruire di numerose piscine di diverse dimensioni e a diverse temperature, idromassaggi, cascate e cascatelle e l’immancabile bagno turco scavato nella roccia.
Non c’è invece una spiaggia di sabbia ma si può comunque fare un tuffo in mare da un pontile attrezzato.

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