Natante! Chi era costui?

Don Abbondio si poneva questa domanda su Carneade, un misconosciuto filosofo greco, ma oggi invece che di filosofia parleremo di nautica da diporto.

Si può dire che in tutto il mondo i mezzi di trasporto in circolazione, che si tratti di terra, cielo o mare, hanno un qualche segno identificativo per distinguerli. Questa identificazione, che possiamo chiamare generalmente targa, serve per molti scopi e principalmente per stabilire la proprietà del mezzo, per esempio, in caso di furto oppure nel caso il mezzo sia servito per compiere una azione non permessa o abbia causato dei danni.

A questa regola fanno solitamente eccezione i mezzi più piccoli o comunque di minore impatto come le biciclette o i pedalò. D’altra parte il ladro che fugge con il sacco di banconote sulle spalle in bicicletta forse appartiene più ai film in bianco e nero che ai tempi d’oggi.

Nel campo marittimo , di solito questi mezzi minori, sono le unità a propulsione umana cioè le barche a remi, canoe, kayak e simili e quelle di lunghezza ridotta e con motori molto poco potenti ( le misure variano, di poco, tra le diverse nazioni ma siamo più o meno sui 3 m massimo di lunghezza con 2-4 cavalli di potenza).

natanti vela
Foto di Susanna Sieg da Pixabay

E in Italia? In Italia, no! Da noi gli equivalenti delle biciclette sono barche fino a 10 metri con motori fino a 40 cavalli.

Ecco la risposta al titolo! Questi sono i natanti, mezzi nautici che chiunque, anche chi non è mai salito prima su una barca, può liberamente condurre in mare a velocità che possono raggiungere e anche superare i 30 nodi, cioè, per dare un’idea, la velocità dell’aliscafo passeggeri che collega Napoli con Ischia.

I natanti sono equiparati alle biciclette in tutto e per tutto, infatti, nonostante che una barca nuova di 10 metri possa costare anche diverse decine di migliaia di euro, la compravendita si può fare anche con una stretta di mano. Non c’è nulla di registrato, non c’è nulla che possa dimostrare a priori chi sia il proprietario, non c’è nulla che possa dimostrare chi debba pagare gli eventuali danni causati. Non c’è una targa, insomma!

Certo si può obiettare che la legge permette di iscrivere anche i natanti al RID cioè al registro delle imbarcazioni da diporto, che comprende, semplificando, tutte le unità superiori ai 10 m, ma i costi e gli adempimenti sono sicuramente molto maggiori e, probabilmente, spropositati per la maggioranza delle imbarcazioni più piccole. E’, per capirsi, come tra automobili e motorini.

In molte nazioni europee spesso le procedure di immatricolazione sono meno complicate oppure esistono diverse categorie di immatricolazioni.

Per evitare complicazioni infatti molti armatori scelgono di immatricolare la loro barca in altri paesi della Comunità Europea e cosi vediamo sventolare le bandiere del Belgio, della Francia, dell’Olanda, ed ultimamente anche della Polonia e della Slovenia. E non stiamo parlando dei grossi evasori per i quali la sola preoccupazione e di eludere i controlli fiscali, ma solo di persone che vogliono evitare problemi e lungaggini burocratiche. Solo per fare un esempio, fino ad un paio di anni fa, non esisteva un registro delle imbarcazioni informatizzato, ma ogni Capitaneria di Porto aveva il suo, con le ovvie conseguenze se un diportista di Trieste acquistava la barca da un venditore di Palermo.

Tornando all’esempio automobili e motorini perché per i natanti non si crea un registro simile a quello che è stato fatto per i motorini?

Non sarebbe complicato, in particolare ora che esiste già una base informatica a cui appoggiarsi, e si creerebbe una migliore trasparenza nelle compravendite, una migliore trasparenza sulla proprietà e responsabilità degli armatori e ci sarebbe anche una piccola entrata per lo stato che si potrebbe dedicare a migliorare i servizi per la nautica. Infatti se calcoliamo che ci dovrebbero essere almeno 300.000 natanti, con un costo di 100€ per l’immatricolazione si ricaverebbero 30 milioni di € che, credo, siano più che sufficienti a pagare le spese che questa operazione comporterebbe.

Si potrebbe creare una specie di libretto di navigazione, omologo a quello di circolazione, in cui saranno riportate tutte le variazione di proprietà o strutturali ( es. cambio del motore) dell’imbarcazione.

Tale libretto potrebbe anche fungere da lettera di bandiera. I natanti, infatti, grazie alla mancanza di un proprietario registrato non possono dimostrare la loro nazionalità battendo una bandiera. In pratica non dovrebbero uscire fuori dalle acque territoriali. Grazie ad accordi più o meno formali le nazioni che confinano con le nostre acque territoriali: Francia, Slovenia e Croazia hanno per molti anni permesso il transito dei nostri natanti. Lo scorso anno però la Slovenia, sembra proprio a causa di un paio di incidenti causati da natanti per i quali non è stato possibile identificare il proprietario, ha emesso una ordinanza per ribadire il divieto di ingresso alle unità non immatricolate.

bandiera europa
Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

 

L’art.49 dell’ultimo regolamento sulla nautica da diporto a proposito dell’indicativo SAR recita:

1. Il proprietario ha facoltà’ di contraddistinguere il natante da diporto con un numero identificativo preceduto dalla sigla «ITA», assegnato, su domanda, dal Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto – Guardia costiera.

3. Il numero assegnato di cui al comma 1 identifica il natante da diporto ai soli fini della ricerca e del soccorso in mare e non determina alcuna certificazione della proprietà’.

Basterebbe abrogare le parole non e alcuna del comma 3 per avere la legge già pronta!

 

Solo altre due parole su un argomento simile: la patente nautica.

D’accordo che, oltre ad essere un popolo di Santi e Poeti siamo anche un popolo di Navigatori ma Caboto, Vespucci e Pigafetta ormai non ci sono più.

Un minimo di conoscenze anche solo teoriche sulla navigazione, sulle regole per evitare gli abbordi in mare, sui segnalamenti marittimi credo siano necessarie per chi va per mare.

Un paio di anni fa navigando nel Golfo di Trieste, in una giornata chiara e di bel tempo, si avvicino a noi , facendo segni con le braccia, una coppia su una barca a motore, rallentai e quando furono vicino mi chiesero “Scusi per l’isola della Cona da che parte devo andare?” Gli indicai quale era l’isola della Cona ( praticamente davanti a noi) ma avrei tanto voluto dirgli “ Sempre dritto dopo il semaforo la prima a destra”. Troppe persone vanno per mare cose se fossero in auto: barche che passano vicino a sub in immersione segnalati, barche all’ancora di notte senza nessun fanale, manovre improvvise per mancata precedenza, velocità eccessive nei porti e nei canali, transito nelle zone riservate ai bagnanti ed altro, sono infrazioni spesso causate solo da ignoranza delle norme.

Un patentino che dimostri che almeno le basi sono conosciute sarebbe utile.

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Author: Redazione

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