Samoa: le strane democrazie del Pacifico

Le isole Samoa sono un piccolo arcipelago dell’Oceano Pacifico meridionale. Meno di 3000 km2 di terre abitate da circa 220.000 persone.

Le Samoa sono state sempre un paese tranquillo e pacifico. Non possiedono un vero e proprio esercito anche grazie ad un accordo di amicizia con la Nuova Zelanda che gli garantisce una eventuale assistenza militare, ed anche le forze di Polizia non devono contrastare una forte criminalità.
L’economia si basa prevalentemente sull’agricoltura con l’esportazione principalmente di cocco, cacao e banane. Gran parte degli scambi commerciali avvengono con la Nuova Zelanda e con l’Australia.
Il turismo è ancora relativamente poco sviluppato. I turisti provengono dalla Nuova Zelanda e dall’Australia ed in minore flusso dall’Asia e dal Nord America. Molto scarso il turismo europeo.

Malielegaoi - Samoa
Malielegaoi – Foreign and Commonwealth Office, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Politicamente sono generalmente considerate una monarchia parlamentare anche se è difficile classificarle in modo chiaro.
Il capo dello stato, cioè O le Ao o le Malo, dura in carica 5 anni ed è eletto dal parlamento tra i quattro capi tradizionali, i Tama a ‘Aiga.
Il capo dello Stato è prevalentemente una figura rappresentativa e non ha veri e propri poteri.
Alla guida dello stato c’è il Primo Ministro.
Bisogna dire che, a differenza dei nostri capi del governo, alle Samoa c’è lo stesso primo ministro dal 1998, Tuila’epa Aiono Sa’ilele Malielegaoi, un economista che è parlamentare dal 1980 ed è a capo del Partito per la Protezione dei Diritti Umani.

Pochi giorni fa, però, Tuila’epa ha perso le elezioni e avrebbe dovuto cedere il passo alla sua ex vice ed ora avversaria Fiame Naomi Mata’afa leader del Partito Faith in the One God of Samoa nato lo scorso anno in seguito a quella che è stata vista come l’erosione dello stato di diritto sotto Tuila’epa. Mata’afa è la prima donna leader nella storia di Samoa.

Mata'afa - Samoa
Mata’afa – Reda Raouchaia, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Ma Tuila’epa Aiono Sa’ilele Malielegaoi rifiuta di accettare la sconfitta e di cedere il potere. Infatti nella sua lunga carriera politica come capo di uno stato essenzialmente cristiano e rispettoso degli anziani si è convinto di essere stato “nominato da Dio” e che quindi solo un intervento divino possa porre fine ai suoi 22 anni di potere assoluto, durante i quali si è auto nominato anche Ministro degli Affari Esteri e presidente della Federazione Samoana del Rugby (da queste parti il rugby ha l’importanza che da noi ha il calcio).

La signora Mata’afa, che era l’assistente di Malielegaoi, si è dimessa quando sono state approvate leggi che conferivano al governo il controllo sul sistema giudiziario e ha deciso di candidarsi dato che il Primo Ministro Si credeva onnipotente e poteva quindi fare quello che volevaed “È passato dall’idea di essere nominato da Dio a quella di erigersi in Dio”.

Malielegaoi ha cercato, senza risultato, di di ribaltare a suo favore il numero dei seggi in parlamento e poi ha impedito alla Mata’afa l’ingresso in parlamento per il giuramento di rito, che quindi si è svolto in una cerimonia improvvisata nei giardini del Parlamento e avallata dalla Corte Suprema.

Ma la situazione è ancora molto delicata siamo arrivati ad una situazione dove tutti sono contro tutti: Parlamento, Governo, Capo dello Stato, Primo Ministro eletto, Primo Ministro uscente, Corte Suprema. Una crisi istituzionale che potrebbe gravemente nuocere alla democrazia del piccolo stato del Pacifico.

Intanto nelle sue ultime esternazioni, Malielegaoi dichiara che “La magistratura non ha autorità sulla mia nomina a primo ministroe che Se vogliono che mi dimetta, che vadano a pregare in una chiesa invece di protestare davanti al tribunale!“. E a chi ha chiesto sulla sua disponibilità a lasciare la carica ha risposto: “Se vengono a inginocchiarsi davanti a me, potrei pensarci, ma per il momento no“.

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Author: Redazione

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