Alla ricerca delle “noci di mare”

A molti di voi, specialmente quelli che frequentano i mari dell’Alto Adriatico, sarà capitato di vedere, anche in grandi quantità, degli organismi gelatinosi di piccole dimensioni scambiati spesso per meduse.

ctenofori - ogs
Ctenofori – © OGS

Questi organismi non sono delle meduse ma si chiamano ctenofori. Al contrario delle meduse non sono urticanti ed i contatto con il loro corpo non provoca nessun problema.

Le “noci di mare”, nome con cui sono conosciute normalmente le Mnemiopsis leidy, sono originarie dell’Atlantico ma stano invadendo tutto il Mediterraneo e l’Alto Adriatico in particolare. Probabilmente sono arrivate nei nostri mari con l’acqua di zavorra delle navi. Le navi, infatti, non possono navigare in sicurezza quando sono completamente scariche quindi caricano, in apposite cisterne, acqua di mare nel luogo di partenza. Queste acque, con tutto quello che contengono, vengono poi scaricate nel luogo di arrivo.

Le “noci di mare” sono un problema per l’ecosistema marino perché sono voraci predatori di uova e larve di pesce e anche di zooplancton, che è il nutrimento principale dei pesci stessi. Inoltre sono considerate tra le 100 specie invasive più dannose del mondo.

L’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste, sta monitorando da diverso tempo la diffusione di questo organismo e, per migliorare la qualità ed aumentare la quantità dei dati necessari per gli studi effettuati dai loro biologi marini, ha ideato un app con la quale tutti i cittadini possono collaborare alla segnalazione di avvistamenti di ctenofori.

AvvistAPP, questo e il nome della app si può scaricare liberamente sia per smartphone con sistema operativo iOS sia Android e può essere utilizzata per segnalare anche meduse, tartarughe e delfini.

L’uso è semplicissimo: basta scattare una foto ed inviare la segnalazione tramite l’app all’OGS.

Invitiamo tutti, ed in particolare i possessori di barche, a scaricare l’app e partecipare all’operazione.

Questo è un altro esempio della Citizen Science ovvero un nuovo modo di gestire la ricerca scientifica che grazie alle tecnologie digitali, rende possibile il contributo, anche dei non addetti ai lavori, per il miglioramento delle conoscenze scientifiche.

Nei giorni scorsi avevamo parlato di un altro progetto di Citizen Science dell’associazione Tethys: Cetacei FAI attenzione

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Author: Redazione

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