Turismo ai tropici? Si comincia a muovere qualcosa.

Adelante, Pedro, con juicio, si puede dice il Cancelliere Ferrer al suo occhiere Pedro mentre attraversa la folla in tumulto per la carestia sopraggiunta alla peste nei Promessi Sposi.

Andiamo avanti, ma con prudenza è lo stesso slogan che potrebbero adottare molti uffici del turismo dei paesi tropicali. Chiariamo subito una cosa: anche se da noi e in Europa e in altri pochi paesi del mondo la situazione COVID-19 sembra essere ritornata sotto controllo e con buona parte della popolazione già almeno parzialmente vaccinata, lo stesso non si può dire per la maggior parte delle nazioni dell’Africa, Asia, Oceania e America Latina, dove sono localizzati la gran parte dei paesi in via di sviluppo, che non hanno una capacità finanziaria tale per rifornirsi di vaccini in modo adeguato. Il programma COVAX, che avrebbe dovuto aiutare questi paesi, stenta a partire e delle oltre 2 miliardi di dosi previste per la distribuzione, finora, ne sono state consegnate meno di 100 milioni.

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Foto di B Wills da Pixabay


Ma i paesi che hanno una vocazione turistica più forte ed anche una migliore capacità economica si sono attrezzati per ripartire anche se, spesso, con una politica dei piccoli passi, con prudenza appunto.
Cominciamo con Mauritius. L’arrivo dei turisti sarà possibile dal prossimo 1 luglio ma con due modalità. Dal primo luglio al 30 settembre i turisti, vaccinati, potranno prenotare un soggiorno in uno degli Hotel certificati COVID_19 safe e potranno utilizzare la spiaggia e le attrezzature del hotel liberamente. Saranno sottoposti a test PCR all’arrivo il 7 giorno e il 14 giorno, se dopo quest’ultimo test risulteranno negativi potranno girare liberamente per l’isola. Quindi per vacanze inferiori ai 14 giorni si dovrà restare confinati nell’area dell’hotel prescelto. Dal 1 ottobre invece i viaggiatori vaccinati dovranno presentare un test PCR negativo all’ingresso del paese e poi saranno liberi di esplorare l’isola. (esiste anche una opzione per i non vaccinati ma dovendo fare una quarantena di 14 giorni non la prendiamo neppure in considerazione)
Andiamo dall’altra parte del mondo, ai Caraibi con St Kitts & Nevis. Qui la procedura è simile ma un po più complicata. L’apertura al turismo è stata dallo scorso 29 maggio. I viaggiatori devono inviare, tramite un apposito sito, copia del certificato di vaccinazione, copia di un tampone negativo e riempire un formulario almeno 24 prima della partenza. I primi 7 giorni della vacanza devono essere passati all’interno dell’area di uno degli 8 hotel approvati. Dall’ottavo giorno, se negativi al test PCR, gli ospiti possono partecipare ad alcune escursioni o tour guidati. Dal 10 giorno, se negativi al test PCR, si può liberamente girare per il paese.
Rimanendo ai Caraibi per la Guadalupa e la Martinica, grazie probabilmente al loro status di territorio francese, le cose sono più semplici: per i vaccinati è necessario un test PCR o antigenico negativo per i non vaccinati anche una quarantena di 7 giorni. Trasferiamoci nell’Oceano Indiano alle Maldive dove dal 3 maggio per l’ingresso è obbligatorio, anche per i vaccinati, un test PCR negativo effettuato entro 96 ore dalla partenza per le isole. Le Maldive sono comunque una delle poche località che sono rimaste quasi sempre aperte al turismo. La presenza di singoli resort su ciascuna isola ha favorito moto i controlli.
Cambiamo isole e cambiamo oceano e arriviamo alle isole Cook. Queste isole, immerse nell’oceano pacifico, dal 17 maggio hanno aperto ai visitatori che provengono dalla Nuova Zelanda. I non residenti in Nuova Zelanda devono aver soggiornato nel paese per almeno 14 giorni per poter viaggiare alle Cook. Bisogna in ogni caso compilare un formulario on line prima della partenza. Brutte notizie per chi gira il mondo in barca a vela: i confini marittimi delle COOK sono chiusi per tutti. Sempre nel Pacifico ci spostiamo alle Fiji dove la soluzione è molto semplice: non sono ammessi i turisti. Pur non avendo una situazione particolarmente preoccupante, circa 2300 casi su una popolazione di quasi 900.000 abitanti, l’arcipelago è molto indietro con le vaccinazioni. Infatti hanno ricevuto tramite COVAX circa 100.000 dosi di Astrazeneca sufficienti a completare la vaccinazione solo a meno del 6% della popolazione. Stessa situazione di chiusura delle frontiere lo troviamo nel regno di Tonga che con una popolazione di 100000 abitanti ha ricevuto circa 40000 dosi dal COVAX.
Con un acrobatico salto ci tuffiamo nell’Oceano Atlantico per visitare Capo Verde. La situazione nel paese sembra tranquilla con diverse isole senza casi di covid in atto. Per l’ingresso è necessario un formulario da riempire on line ed un test PCR o antigenico negativo. Un test rapido negativo è richiesto per spostarsi tra alcune isole dell’arcipelago. Torniamo in Asia, in un paese molto amato dagli italiani: la Thailandia. Per entrare bisogna registrasi per richiedere un Certificato di Ingresso (COE), prenotare il volo, prenotare l’hotel autorizzato dove passare la quarantena (14gg), acquistare una assicurazione sanitaria che copra il COVID-19, controllare tramite il COE di essere stato autorizzato all’ingresso e finalmente arrivare in Thailandia (dopo aver compilato due ulteriori moduli prima dello sbarco dall’aereo!).

Abbiamo fatto un rapido e parziale giro del mondo tropicale, altre informazioni le potete trovare nelle schede dei vari paesi. Come conclusione possiamo dire che per molte destinazioni è ancora presto per poter consigliare un viaggio, forse è meglio attendere la fine dell’anno o la prossima primavera quando la situazione dovrebbe essere, lo speriamo tutti, decisamente migliore.

Articolo ripreso da paesitropicali.com
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Author: Redazione

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