Panguna: una miniera, ed una guerra, dimenticata

la miniera panguna vista dal satellite

 

In questo periodo in cui si parla tanto di mancanza di materie prime si ritorna a parlare della miniera di rame ed oro di Panguna.

Panguna è una città della regione autonoma di Bouganville, una piccola isola facente parte della Papua Nuova Guinea.

La miniera fu aperta nel 1972 dalla Rio Tinto, un gigante del settore, attraverso la sua filiale Bougainville Copper Ltd e divenne, ben presto, la più grande miniera a cielo aperto del mondo; al suo interno furono impiegati migliaia di lavoratori.

la miniera panguna vista dal satellite
La miniera Panguna vista dal satellite | © NASA World Wind

Ma i problemi cominciarono subito. Le proteste iniziarono per la contaminazione di vaste aree del territorio con rifiuti tossici che inquinavano terra, acqua e aria ma, col passare del tempo senza che l’azienda prendesse provvedimenti adeguati, e rendendosi conto, inoltre, che sono una minima parte degli ingenti profitti rimaneva sull’isola, le proteste sfociarono prima in violenti disordini per arrivare poi, negli anni 1988/89, ad una vera e propria guerra civile contro la miniera ed il Governo centrale della Papua Nuova Guinea che la sosteneva.

Infatti il governo locale accusava il governo centrale sia di aver dato mano libera alla Rio Tinto che, per costruire la miniera, aveva inquinato il territorio e distrutto alcuni luoghi sacri dell’isola, sia di tenersi per se la maggior parte delle entrate che ricavava dalla miniera lasciando a Bouganville le briciole e un territorio distrutto ed avvelenato. Nel maggio del 1989, la miniera chiuse definitivamente tutte le operazioni di estrazione dei minerali. La guerra, che provoco molte migliaia di morti, grazie alla mediazione di Australia e Nuova Zelanda, termino nel 1989 con Bouganville che divenne regione autonoma e con l’accordo che ci sarebbe stato un referendum per l’indipendenza.

Alla fine del 2019 il referendum, con una maggioranza del 98% sancì la volontà di indipendenza dell’isola. Ma ancora oggi sono in corso le negoziazioni col governo centrale per il distacco.

E la miniera? Da quel giorno del maggio 1989, miniera e attrezzature sono li abbandonate in un territorio con un ambiente naturale quasi completamente distrutto. E naturalmente la conseguenza di questo stato di abbandono è la prosecuzione degli inquinamenti ambientali. Nel territorio della miniera vivono, o forse si dovrebbe dire cercano di vivere, circa 12.000 persone in condizioni disperate.

Per cercare di risolvere la questione alcuni cittadini, per esattezza 155 famiglie dell’isola, con l’aiuto di uno studio legale australiano hanno intentato una causa contro Rio Tinto (che alcuni anni fa ha ceduto la proprietà) ritenuta responsabile per tutti i danni ambientali e al patrimonio storico dell’area. Il risarcimento dovrebbe permettere alla popolazione dell’isola di ritornare gradualmente ad una vita normale.

Come è facile immaginare una causa del genere non si risolverà in breve tempo.

Intanto ai nuovi proprietari (il territorio indipendente di Bougaville con il 36,4%, lo stato centrale di Papua Nuova guinea sempre col 36,4% e altri investitori pubblici e privati che possiedono, in totale, il rimanente 27,2%) fanno gola i minerali ancora presenti nella miniera (si parla oltre 5 milioni di tonnellate di rame ed oltre 500 tonnellate di oro per un valore di circa 60 miliardi di dollari) e già si parla di riaprirla. Per la debole economia di Bouganville sarebbe un gran passo avanti. Ma servono investimenti; almeno 6 miliardi di dollari per ripartire con una miniera che non crei ulteriori problemi.

E poi, se la miniera riapre con i profitti previsti, il governo centrale sarà ancora d’accordo a concedere l’indipendenza a Bouganville?

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Author: Redazione

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